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    Lettera di don Antonio Mazzi

    ai ragazzi delle Comunità Exodus

    Premessa

    Ci preoccupa enormemente la fatica a fare vostre alcune piccole norme di vita. Ci domandiamo come potrete riaffrontare il ritorno a casa, e quindi la nuova vita, senza aver verificato se avete le spalle adatte a sostenerla. Non banalizzate le regole. Non bleffate con voi stessi. Non ci accontentiamo di vedervi puliti. Dovete mettere dentro qualcosa di più forte, perché “sacco vuoto non sta in piedi”.

    1. L’orario

    La giornata inizia tra le 6.30 e le 7.00. Finisce, al massimo, alle 23.00 con il silenzio assoluto. Ci si alza in tempi brevi. E’ consigliabile almeno mezz’ora di ginnastica. L’impegno quotidiano è di nove ore: da cinque a sette di lavoro formativo e produttivo, due ore di studio o di scuola (o lavoro), due ore (tre volte la settimana) di parola. Il venerdì la parola si farà dopo la cena, per spirito di penitenza. Dopo pranzo non c’è nessun bisogno di pennichelle. Il dopo cena va riempito di qualche gioco comunitario. La domenica la colazione non si faccia più tardi delle ore 9.00. E’ calorosamente consigliata la liturgia festiva della Santa Messa.

    2. Comunità

    Le nostre case sono piccole famiglie. L’atmosfera è quella della serenità, della collaborazione, dell’impegno personale e della fraternità. Ognuno è responsabile della casa: disordine, sporcizia, svogliatezza, brontolamenti non fanno parte dello spirito della famiglia. La mensa, la dispensa, il guardaroba, i laboratori, le medicine, le attrezzature, le autovetture, altro devono avere dei referenti che renderanno conto regolarmente del loro operato. Non vogliamo vedere persone che mangiano ad ogni ora. L’orario dei pasti va rispettato. Fuori pasto non c’è alcun bisogno di masticare niente. La televisione va gestita dall’educatore. Per le sigarette al massimo 10. Non vogliamo vedere tabacco in giro, anzi, è opportuno che si vada verso l’eliminazione del fumo. In camera è severamente proibito fumare. Al telefono si va in accordo previsto con i responsabili. Parlare con i genitori ed i parenti lo si faccia ad orari precisi e nelle fasce meno costose (si adoperi il sabato sera). Nel primo periodo di comunità non c’è motivo di uscire. I volontari siano adulti e vengano per chiari impegni di ore e di professionalità. Dobbiamo coniugare insieme famigliarità e disciplina. Vi ricordiamo l’educazione, il galateo, il modo di vestirvi, di mangiare, di stare seduti, di parlare.

    3. Pulizie

    Ognuno di voi abbia il suo “necessaire” personale. Le camere, i servizi, la cucina siano sempre “pulitissimi”. I vostri indumenti dovete lavarli con regolarità. Ripetiamo che dovete vestirvi da gente normale: smettete quindi l’uso di infiniti ninnoli, braccialetti, orecchini e cose varie.

    4. Lavoro

    Abbiamo parlato più volte di “laboriosità”. Ogni casa deve cercare di fornire un piccolo contributo all’automantenimento. Il lavoro ha un triplice scopo: di creare metodicità (orario, tempi, disciplina, obbedienza, regole antinfortunistiche, ecc.); di liberarvi dall’accidia nella quale siete caduti, farvi rifiutare, una volta per sempre, la mentalità dei mantenuti e farvi diventare collaboratori e sostenitori.

    Ogni casa ha delle attività specifiche e mirate. Ho voluto che nascessero queste diverse cascine, per stimolare ciascuno di voi a fare attività che gli sono più connaturate e con le quali, domani, poter ritornare a lavorare in società.

    5. Soldi

    Nessun ragazzo è autorizzato a tenere soldi in tasca. Quando ritorna da casa, quando vengono i genitori, nelle lettere delle famiglie o eventuali offerte vanno lasciate in mano agli educatori. La famiglia vi deve mantenere le sigarette e le piccole cose “strettamente personali”, usando il c/c postale appositamente aperto.

    La comunità non anticipa soldi per queste cose e tantomeno per le sigarette. Spirito di gruppo vuole che i compagni più abbienti contribuiscano secondo possibilità (sempre nel fondo spese di cui sopra) per chi non ha niente.

    L’uso equilibrato dei soldi è importante per tutti e quindi anche per voi. Non pensate siano l’elemento più importante nella vita. Avete usato male i soldi per troppo tempo. Non abbiate fretta. Se i vostri genitori vogliono fare offerte e aiutare Exodus usino il c/c postale appositamente aperto.

    6. L’amicizia

    Le comunità sono miste e piccole. Tale situazione è stata voluta per creare una atmosfera familiare che deve aleggiare dentro le nostre case. Però succedono pasticci troppo gravi: se le cose continuano così, ci obbligate a ritenere, nei fatti, inutile e dannosa la formula mista.

    Dovete privilegiare nei pochi mesi che siete in comunità la riflessione su di voi. Questo pensiero dovrebbe farvi cambiare atteggiamento nel riguardo degli abusi vostri sugli altri. Avete davanti storie dolorose e sbagli grandissimi fatti da gente che non ci hanno voluto ascoltare.

    7. I responsabili

    I responsabili sono la mia lunga mano. Anche loro hanno delle regole da osservare. Non rendete loro la vita difficile. Non voglio che siano carabinieri. Dovete essere voi a collaborare per il meglio e non a coprire il peggio. Ogni casa ha alcuni educatori, uno o due “fratelli maggiori”, alcuni volontari e alcuni tecnici. Sono la struttura organizzativa portante. I responsabili, con il vostro aiuto, devono tenere aggiornato il registro presenze, le situazioni contabili, le manutenzioni ordinarie e straordinarie, i laboratori, gli impegni vari, ma soprattutto realizzare la vita vera della casa.

    8. Le ricadute

    Rovinare per fretta o per capriccio il lavoro che avete fatto su di voi per mesi è una stupidata grossa come una casa. Chi sbaglia deve avere il coraggio di venire a parlare con me o di adoperare carta e penna per scrivermi o di autopunirsi. Il perdono fa parte della nostra strategia ma, da parte vostra, ci deve essere la voglia di “scontare” gli errori che fate.

    9. I tempi

    Vi ripeto che i tempi della comunità sono tre: il primo chiamato “deposizione delle maschere” (un anno), il secondo chiamato “fare le spalle” (un anno), il terzo inserimento guidato con ritorno a casa (da stabilire caso per caso). I tre tempi esigono verifiche e autoverifiche a scadenze regolari.

    10. La parola e i fatti

    Sapete bene cosa significa la “parola” per noi. Va fatta almeno tre volte alla settimana. La parola esige un’atmosfera particolare. Se la parola funziona, se ne vedono subito i risultati nei fatti. Nelle comunità nelle quali si continua a fare “PAROLA” poi smentita regolarmente nel quotidiano urge rivederne l’intero impianto.

    Cambiare è difficile. Riempire i vuoti lasciati dalle sostanze è compito che esige forte impegno di tutti. Invito i responsabili a dare alla parola il suo vero significato e obiettivo. Sui fatti poi, vorrei dire alcune cose: i tempi, la velocità, l’impegno, l’accuratezza, la proprietà, l’umiltà, la fiducia, la costanza sono test di maturità. Segnano a che punto del cammino state.

    don Antonio Mazzi