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Nel cuore della movida

Nel cuore della movida

Una sera di ascolto, fiducia e verità condivisa tra Exodus, ASL Frosinone e gli scout dell’AGESCI

Sabato sera la movida di Cassino ha mostrato un volto diverso.
Accanto alle luci dei locali e alle voci dei gruppi che affollavano piazza Labriola, l’Unità di Strada della ASL di Frosinone e gli educatori della Fondazione Exodus Cassino, insieme a un gruppo di giovani capi scout dell’AGESCI, hanno trasformato poche ore in un’occasione sorprendente di ascolto e confronto.

In un clima di grande rispetto e curiosità reciproca, 259 ragazze e ragazzi si sono fermati a parlare con noi. Non per un controllo, non per un rimprovero, ma per rispondere a un questionario anonimo su cosa vivono davvero: l’uso di sostanze e alcol, il gioco d’azzardo, la pressione del gruppo, gli spazi della movida che frequentano ogni fine settimana.

Una piazza che diventa uno spazio di ascolto

La partecipazione è stata altissima, soprattutto tra i giovanissimi: la maggior parte dei ragazzi aveva tra i 14 e i 24 anni, proprio la fascia che incrocia più facilmente fragilità, curiosità e comportamenti a rischio.

Molti di loro hanno raccontato un sentimento doppio: da un lato riconoscono che l’uso di sostanze e alcol rappresenta un problema serio, dall’altro lo percepiscono come qualcosa di normale, quasi inevitabile nei contesti di festa.
Lo stesso vale per il gioco d’azzardo, percepito come ampiamente diffuso, a volte come un’abitudine ormai entrata nelle serate tra amici.

Ma in mezzo a queste contraddizioni è emersa una cosa ancora più importante: il desiderio di essere ascoltati.
In tanti hanno detto con spontaneità che l’Unità di Strada è diventata un punto di riferimento, un luogo discreto dove fare domande, chiarire dubbi, incontrare adulti capaci di ascoltare senza giudicare. Un riconoscimento che parla più dei numeri.

La voce dei ragazzi e il ruolo degli adulti

Nei racconti raccolti torna spesso un bisogno forte: poter parlare con qualcuno di competente, trovare spazi di ascolto anche nella scuola, incontrare persone che portano esperienze vere e non slogan.
Molti hanno collegato i comportamenti a rischio allo stress, all’ansia, alla pressione del gruppo. Non tanto alla volontà di trasgredire, quanto al bisogno di appartenere, di sentirsi parte di qualcosa.

È in questa domanda di relazione che il lavoro dell’Unità di Strada e degli educatori trova la sua forza.
La serata lo ha dimostrato con una chiarezza impressionante.

Le voci della serata

La d.ssa Marina Zainni, psicoterapeuta e coordinatrice dell’Unità di Strada per la ASL di Frosinone, ha osservato:

«I consumi non sono più vissuti come trasgressione, ma come normalità. Ed è proprio questa normalità il vero rischio. Ma la risposta dei ragazzi è stata sorprendente: incontrandoli nei loro luoghi, si apre uno spazio reale di dialogo.»

Per Luigi Maccaro, responsabile di Exodus Cassino, il dato più importante non è nei grafici, ma nei volti:

«Abbiamo trovato un bisogno enorme di parlare. Nessuna indifferenza: i ragazzi si sono fermati, hanno risposto, si sono raccontati. È bello sentire da loro che l’Unità di Strada è un punto sicuro. Ringrazio gli scout per il loro entusiasmo: senza la loro presenza non avremmo raccolto così tante voci in così poco tempo.»

Un lavoro di rete che fa la differenza

La collaborazione tra Exodus, ASL Frosinone e AGESCI ha mostrato quanto sia prezioso un approccio di prossimità: andare nei luoghi reali dei giovani, parlando la loro lingua, rispettando il loro tempo, costruendo fiducia un passo alla volta.

Quella di sabato non è stata solo un’indagine.
È stata una piccola prova che la prevenzione funziona quando diventa relazione, quando incontra le persone dove sono, quando smette di giudicare e ricomincia ad ascoltare.

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