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Il ritmo dei passi

«Squadra che vince non si cambia»

«Squadra che vince non si cambia»

Prestato alla politica: “Ma la politica non sarà il mio mestiere. Mai”. Luigi Maccaro è lo storico direttore di Exodus. La gente che non voleva i tossici in città. L’intervento potente dell’abate D’Onorio: “Un ospedale non crea nuovi malati ma li cura. Così farà Exodus”. Il ruolo di don Antonio Mazzi. Salera? “Squadra che vince non si cambia, deve fare il bis ed il presidente della Provincia”. Gli scontri con i Dirigenti. “Spesso ho pensato di dimettermi”.

Intervista raccolta da Massimo Gentile per Alessioporcu.it

Dopo trent’anni vissuti in prima linea nel Sociale Luigi Maccaro due anni fa ha scelto di impegnarsi in politica. Lo ha fatto con Demos – Democrazia Solidale il Partito politico che ha eletto al parlamento europeo il medico Pietro Bartòlo diventato famoso per le sue battaglie contro le stragi di migranti sulla rotta per Lampedusa; in Regione ha eletto Paolo Ciani.

A Cassino Demos ha visto la luce agli inizi del 2019 proprio grazie a Luigi Maccaro. Neanche il tempo di organizzarsi e subito c’è stato il primo, importante appuntamento: le elezioni comunali. Luigi Maccaro si è candidato alle primarie che hanno incoronato Enzo Salera candidato sindaco: una scelta strategica e di unità; perché così ha legittimato la candidatura del futuro sindaco, soprattutto ha dato a Demos la piena e totale legittimazione come interlocutore politico.

Oggi Luigi Maccaro è assessore ai Servizi Sociali ma a oltre due anni di distanza ammette che non lo rifarebbe: “A saperlo prima, me ne sarei rimasto in Consiglio comunale”. Colpa della burocrazia, non sempre al passo con l’assessorato. L’assessore non nega che con il sindaco spesso ci siano diversità di vedute, ma ritiene Salera l’uomo giusto per fare il Presidente della Provincia e per poi fare il bis perchè “squadra che vince non si cambia”.

Assessore Maccaro cos’è la solidarietà? Lei quando l’ha incontrata?

“Per mia fortuna l’ho incontrata tante volte, in comunità, per strada, in carcere, in Africa. E lì ho capito che della solidarietà possiamo farne un programma politico, come abbiamo fatto con Demos. Ma tutto parte da un sentimento di amicizia sociale, di ricerca della fraternità, di movimenti del cuore che mettono in moto gambe e braccia. Prima dei gesti, delle azioni, delle imprese solidali ci sono gli sguardi, la riscoperta della tenerezza, il moto di ribellione interiore, il disagio di fronte alle ingiustizie sociali. Il volontariato e l’esperienza scout mi hanno abituato sin da ragazzo a “sentire” gli altri e a cercare soluzioni condivise”.

E quando ha capito che sarebbe diventata il suo lavoro?

“Nel 1995: avevo 25 anni ed ero ancora un volontario in comunità. Avevo passato la notte insieme a Vincenzo, malato terminale di Aids. La situazione era peggiorata così verso le cinque del mattino chiamai l’ambulanza. Mentre lo aiutavo a vestirsi tirò l’ultimo respiro. Tra la rabbia per l’ambulanza che non arrivava e la tristezza per la morte di un ragazzo che fino all’ultimo giorno aveva speso ogni briciolo di forza per portare avanti le sue responsabilità, lo abbracciai forte e scoppiai a piangere. Ci penso spesso e spero sempre che Vincenzo abbia fatto in tempo a sentire quell’abbraccio”.

L’esordio di Exodus a Cassino non è stato dei migliori…

“Exodus è frutto dell’intuizione profetica e della caparbietà della comunità benedettina di Montecassino e dell’abate Bernardo. Mentre a Cassino il dramma dell’eroina era conosciuto ancora solo per i servizi dei telegiornali sulle grandi città, D’Onorio, nell’incontro con una delle Carovane di Exodus, che erano delle esperienze itineranti che partivano da Milano e duravano 9 mesi in giro per l’Italia e l’Europa, vide l’occasione di offrire un’opportunità al nostro territorio. E a chi pensò di opporsi spiegò pubblicamente che così come l’apertura di un ospedale non fa aumentare i malati, allo stesso modo l’apertura di una comunità sarebbe stata un presidio di prevenzione contro un fenomeno che si apprestava a dilagare paurosamente anche da noi”.

Chi è don Antonio Mazzi?

“Con il don ci siamo incontrati per la prima volta all’inaugurazione della Cascina, il 28 ottobre del 1990, io ero con gli scout, suonavo la chitarra per l’animazione della Messa. Insieme a Virna, una delle prime ragazze della comunità, avevo preparato dei cartelloni esplicativi sul metodo di Exodus. Mi colpì tantissimo il suo modo di essere diretto, il suo sguardo profondo, soprattutto quel suo modo di essere sacerdote, così evangelico”.

“E le sue parole: “Per stare con i ragazzi non serve la laurea, serve saperli ascoltare. E ricordate che non siamo noi che salviamo i tossicodipendenti ma sono loro che salvano noi”. Non sapevo che da lì a qualche anno sarei entrato in Exodus ma quel giorno pensai che anch’io avrei voluto fare della mia vita qualcosa di speciale”.

Un giorno si trova all’ingresso Renato Zero…

“Renato si comportava con noi, operatori e ragazzi, con grande naturalezza e confidenza. Ogni volta sapeva che gli avremmo chiesto di cantare e lui pretendeva che cantassimo tutti insieme. Era molto grato a don Antonio per l’accoglienza delle tante persone che lui prendeva per strada e portava, quasi di peso, in comunità. Aveva un rapporto speciale con i ragazzi, usava il suo carisma per convincerli a farsi aiutare”.

Il mondo cambia, anche le dipendenze: come sono cambiate sul nostro territorio?

“Oggi quello che spaventa di più è l’indifferenza: “Sei tossico? Te la sei cercata”. Dobbiamo dirci la verità, questa battaglia, in questi 30 anni, l’abbiamo persa. Continuiamo a lottare, a cercare di fare prevenzione, ad accogliere ma l’indifferenza ha vinto. Certo non bisogna mai generalizzare ma quando in un bar vengono venduti ingenti quantità di alcol a minorenni bisogna che più di qualcuno si metta in discussione. E dobbiamo sempre ringraziare le forze dell’ordine che non abbassano mai la guardia su questi fenomeni criminosi”.

Quando ha capito che doveva impegnarsi in politica, “sporcandosi le mani” in prima persona?

“Ho sempre cercato di guardare da vicino la politica senza farmi mai coinvolgere direttamente perché credo che ognuno debba fare il proprio mestiere. E la politica non sarà mai il mio mestiere. Però ci sono dei momenti in cui il senso di responsabilità per il bene comune ti spinge a metterti in gioco. La disastrosa esperienza amministrativa che ci ha preceduti mi ha dato l’occasione per rompere gli indugi e così con tanti amici abbiamo deciso di provarci”.

In qualche maniera, “merito” dell’ex sindaco Carlo Maria D’Alessandro?

“La verità è che l’incontro con Paolo Ciani è stato decisivo: una persona che spende la sua vita per gli altri dentro e fuori dalle istituzioni. Basta guardare gli emendamenti “demosolidali” al bilancio regionale: dalla presa in carico delle persone Adhd ai programmi per la semiautonomia, dai disturbi alimentari al fondo per gli impianti sportivi, dai beni comuni agli interventi sulla solitudine degli anziani alle azioni di contrasto al disagio giovanile. Poi la sera, dopo il consiglio regionale, rischi di ritrovartelo tra i barboni della stazione Termini a distribuire panini e coperte. Una persona davvero speciale”.

A proposito di Paolo Ciani: cos’è Demos, dove vuole arrivare? Le amministrative ormai sono alle porte.

“Demos nasce anche dagli incontri fra don Mazzi e Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio ma soprattutto dall’incontro di un migliaio di volontari a Roma nel 2018, una rete di persone e organizzazioni con la voglia di partecipare alla costruzione di un mondo più giusto. È l’idea che la democrazia funziona se poggia sul principio della solidarietà, sulla comune appartenenza ad un destino collettivo. E’ il tentativo di costruire un ponte fra l’impegno sociale e la politica attiva per coniugare due volti dello stesso impegno”.

“Ma non abbiamo mai aspirato ad essere cooptati dall’alto, per questo abbiamo deciso di partecipare alle primarie per farci conoscere alla città e poi abbiamo fatto la lista chiedendo il voto sui nostri progetti. Stiamo cominciando anche a muovere i primi passi fuori Cassino, stiamo incontrando persone e amministratori in gamba che si mostrano interessati al nostro progetto. Tra una lista civica ed un Partito vero come Demos, con un consigliere regionale, la differenza è significativa. Vorremmo celebrare un congresso vero e speriamo di poterlo fare entro la fine di quest’anno, sia a livello locale che a livello provinciale. Così come anche in altre parti d’Italia. In direzione nazionale stiamo lavorando al regolamento che permetterà questo salto di qualità a livello organizzativo. Siamo piccoli ma cresceremo”.

Ha partecipato alle Primarie e poi alla corsa vinta da Enzo Salera per diventare sindaco: in che modo pensa di poter cambiare la città?

“La città che sta cambiando è sotto gli occhi di tutti: l’efficientamento della struttura amministrativa, la trasparenza nei concorsi e nelle gare, la ripresa delle attività culturali, le iniziative dei privati dimostrano che c’è fiducia. E in cantiere ci sono tante cose belle che vedranno la luce nei prossimi mesi. (Leggi qui).

Com’è la politica vissuta in prima linea? Si dice che i rapporti con la maggioranza non siano proprio dei migliori: cosa c’è di vero? La leggenda narra che si sia pentito di aver accettato di fare l’assessore…

“I rapporti in maggioranza sono dialettici, ci sono posizioni diverse su molte cose ma poi si arriva sempre alla sintesi che tocca ovviamente al sindaco. Noi di Demos abbiamo chiesto dei momenti di confronto strutturali, programmati mentre gli altri pensano che sia sufficiente vedersi occasionalmente. Spesso le informazioni ti arrivano solo se frequenti assiduamente il piano del Sindaco. Ma ognuno ha il suo stile, questi sono problemi che si possono superare”.

“Per me l’Assessorato avrebbe dovuto essere un hub sociale innovativo e partecipato, così come si è visto durante l’emergenza covid. Purtroppo la Dirigenza dell’Area Servizi ha un approccio molto diverso dal mio, burocratico, lontano anni luce dai bisogni dei cittadini. A saperlo prima sarei rimasto volentieri in consiglio comunale”.

Che sindaco è Enzo Salera?

“Enzo è un lavoratore formidabile, sempre presente, controlla tutto, studia. Bravo, serio e competente. Il suo difetto è che non è molto orientato alla delega, forse perché non si fida troppo. Magari fa bene, non lo giudico. Io gli ho chiesto una delega piena e incondizionata sui servizi sociali che di fatto non ho ricevuto. Ma va bene anche così, alla fine la responsabilità amministrativa è la sua e il suo carattere lo porta ad agire così”.

“Io credo e spero che il prossimo Presidente della Provincia possa essere il Sindaco di Cassino perché in questi anni troppe scelte sono state fatte a vantaggio del nord. In materia di sviluppo industriale, di rifiuti e di ambiente, di strategia politica il nostro territorio ha sempre pagato prezzi alti. è giunta l’ora che Cassino, nella sua funzione baricentrica del Lazio meridionale, in rappresentanza di tutto il cassinate, esprima il prossimo Presidente della Provincia. Poi nello specifico di Enzo Salera ho già detto prima per cui non ci può essere opzione migliore”.

Giuseppe Golini Petrarcone è stato il sindaco che ha dato la cittadinanza onoraria a don Mazzi. Cosa prova a vederlo oggi dall’altra parte della barricata, all’opposizione della giunta di cui lei fa parte?

“Io non riesco a considerare né Peppino, né altri dall’altra parte della barricata. Ho buoni rapporti con lui e con tutti quelli che come lui hanno voglia di avere buoni rapporti con me. La campagna elettorale è finita da oltre due anni. Per me oggi la collaborazione con le forze di minoranza è quanto di più auspicabile e non solo a parole. E credo di dimostrarlo ogni volta nei lavori della Commissione”.

“Per questo mi ha dato molto fastidio a dicembre l’uscita del Sindaco sulla “feccia della politica” rivolto genericamente a quelle che vengono chiamate opposizioni. Per me la politica si fonda sul compromesso, inteso nell’accezione più nobile “cum-promittere”, promettere insieme tra forze politiche diverse che devono fare scelte al servizio della città”.

Intanto ha fatto pace con Franco Evangelista, se lo sarebbe mai aspettato?

“Si con Franco abbiamo sempre avuto un buon rapporto e in qualche modo ci siamo cercati per recuperarlo dopo la vicenda dei lavori non pagati alla cooperativa di Exodus dall’amministrazione D’Alessandro. Quando andai a protestare con l’ex Sindaco mi rispose che aveva problemi con la sua maggioranza perché noi eravamo considerati di sinistra. Lì capii che le responsabilità non potevano essere tutte di Evangelista, anzi”.

Poi c’è stata la pandemia e si è ritrovato in primissima linea: com’è andata a Cassino?

“Credo che sia stato ampiamente riconosciuto il valore di tutto il pacchetto di iniziative che andavano sotto il nome di “Cassino risponde”. Un’esperienza di grande valore umano, un frangente nel quale tutti hanno dato il massimo e anche di più. Un’occasione persa perché i cambiamenti potevano diventare strutturali invece la burocrazia si è ripresa i suoi spazi. Cooperative, associazioni e volontari si sentivano di casa in Assessorato mentre adesso non si avvicina più nessuno. Dalla co-progettazione che si era avviata col Terzo settore si è tornati indietro ad un rapporto di diffidenza reciproca. Non nascondo che ho pensato diverse volte di dimettermi. Per uno come me che viene da quel mondo, sono cose difficili da digerire. Se sono ancora qui lo devo solo ai responsabili di cooperative e associazioni che mi hanno convinto a non mollare”.

Rifarebbe l’esperienza da politico? Si sussurra che Lei stia studiando anche da sindaco per le prossime elezioni: è vero?

“Si sussurra male: questa amministrazione deve fare il bis perché “squadra che vince non si cambia”. Dobbiamo allargare la coalizione il più possibile, mantenendo la struttura portante composta da PD, Demos e Lista Salera. Il prossimo candidato Sindaco del centrosinistra di Cassino, per quel che ci riguarda come Demos, sarà Enzo Salera”.

“Certamente Demos dovrà continuare a crescere, a Cassino e in tutta la Provincia, e non posso sottrarmi a questa responsabilità. Ma spero di poterlo fare da seconda linea, dando spazio a giovani in gamba e motivati. Il desiderio di tornare a tempo pieno ai miei impegni in Exodus è molto forte. Mi preoccupano molto il dilagare del gioco d’azzardo e la diffusione dell’alcol fra gli adolescenti. Gli operatori dell’unità mobile di Exodus fanno interventi quasi tutti i fine settimana, non solo a Cassino ma anche in diversi altri comuni della Provincia. Il problema è che sono pochi e servirebbero molti volontari per presidiare i luoghi della movida”.

“Tanti genitori trascorrono ore di ansia e di preoccupazione sapendo che i loro figli frequentano le piazze del divertimento. Molti di loro, soprattutto i padri, potrebbero unirsi al lavoro di Exodus, indossare una casacca da volontario e passeggiare tra i giovani pronti ad intervenire in caso di emergenza o, se necessario, a chiamare le forze dell’ordine. Exodus garantisce la formazione necessaria. Ma il benessere dei nostri ragazzi deve essere una responsabilità di tutti.

Cosa vorrebbe dalla prossima stagione politica che si apre dopo le ferie?

“Intanto mi auguro che il centrosinistra possa vincere in tutti i Comuni della Provincia e che questo sia di buon auspicio per le elezioni provinciali. Per il resto abbiamo ripreso il lavoro di programmazione e da settembre ci saranno nuove iniziative dell’Assessorato in tutti i campi: dall’affido familiare al Garante dell’Infanzia passando per la costituzione di un ufficio per la tutela dei minori”.

“Poi c’è tutto il settore disabili con la gara per la gestione del centro di Caira, il piano per l’abbattimento barriere architettoniche, il taxi sociale da potenziare ed il rapporto con le associazioni attraverso la Consulta. Sulle politiche giovanili bisogna rimettere in moto il Tavolo con Asl e Università sulla Prevenzione, coinvolgendo anche il Consorzio dei Servizi sociali. Bisogna che al più presto vengano riaperti i Centri Anziani e trovare una soluzione ai problemi burocratici che finora ci hanno impedito di avviare l’Emporio Solidale. Insomma credo che la migliore stagione politica sia quella dei progetti concreti da realizzare per la comunità.

Guardiamo un po’ più avanti: l’amministrazione Salera si avvia al giro di boa. Cosa si augura per il “secondo tempo”? Cosa non salva del “primo tempo”?

“Del “primo tempo” vorrei buttare tutte le scelte sbagliate e dannose fatte dalla Dirigenza dell’Area Servizi che hanno impantanato l’Assessorato. E butterei anche lo stile con cui si è condotto il rapporto con le minoranze perché chi governa ha la possibilità, se lo vuole, di instaurare un rapporto di collaborazione trasparente e leale con chi, pur avendo perso le elezioni, comunque rappresenta le scelte di migliaia di cittadini”.

“Per il “secondo tempo” mi auguro di poter vedere concretizzati i tanti progetti per i quali si sta lavorando: il rifacimento del centro, i lavori di ripristino del Teatro romano e della Rocca Janula, la ristrutturazione della Colonia solare, la sistemazione della Villa comunale, il ricambio generazionale nella macchina amministrativa, un salto di qualità nella proposta culturale con operazioni come quella fatta da Demos con l’orchestra regionale che avrà sede a Cassino, per la quale vogliamo ringraziare il nostro consigliere Paolo Ciani che ha fatto sua la proposta”.

“Cassino ha beneficiato di due interventi molto importanti, piazza Diamare e Orchestra regionale e bisogna riconoscere il merito ai consiglieri del Partito Democratico e di Democrazia Solidale che hanno fatto scelte a beneficio della nostra città”.

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