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Giacomo Lariccia da Bruxelles a Cassino per la pace In evidenza

Giacomo Lariccia è un cantautore che lascia l’Italia e trova l’America in Europa. Dopo aver percorso in autostop le autostrade d’Europa, chitarra in spalla, Giacomo Lariccia si innamora di Bruxelles. Pianta le tende, si diploma in chitarra jazz e pubblica il suo primo disco da jazzista. Un giorno, dopo anni passati a suonare in festival in giro per il mondo, scopre la potenza della parola, inizia a scrivere canzoni e pubblica il suo primo disco da cantastorie, Colpo di sole, che in Italia si aggiudica premi prestigiosi e le finali del Premio Tenco (nella categoria migliore opera prima) e del Premio De Andrè.

Giacomo suonerà con il suo gruppo a Cassino, il 19 maggio, sul palco della Cascina Exodus, in occasione del meeting "Mille giovani per la pace e presenterà il suo nuovo album "Ricostruire".

Giacomo, da dove nasce la canzone che da il titolo all'album? "Dopo gli attentati dello scorso anno la nostra vita è cambiata profondamente e le riflessioni sulla nostra vita di oggi sono tante. Già dopo quello che era successo a Parigi la minaccia si sentiva più concreta ma dopo l'attentato del 22 marzo 2016 ognuno ha reagito come poteva. Io l'ho fatto elaborando il tutto in un disco appena uscito e più in particolare in una canzone che si intitola Ricostruire. Questa canzone riassume, in maniera poetica, i miei pensieri su quello che è successo".

Come possiamo comprendere meglio quello che sta accadendo oggi in Europa? "Ricostruire parla della fragilità della vita, della difficoltà di capire questo mondo. Una sensazione di smarrimento davanti a eventi incomprensibili: non solo davanti agli attentati, che ormai sembrano ripetersi ad un ritmo regolare, ma anche davanti a quello che non riusciamo a controllare o semplicemente capire. Nel testo della canzone, infatti, c'è un riferimento abbastanza esplicito ad uno scritto di San Paolo: "Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa".

Questo album ci aiuta ad entrare in contatto con la nostra fragilità? "Dopo il 22 marzo conviviamo con questa confusione e con la sensazione che quello che ci circonda è fragile: il nostro stesso equilibrio, le relazioni fra le persone, minate ormai dal sospetto, e perché no? la stessa Unione Europea che a soli sessant'anni pare oggi sciogliersi come neve al sole. Come conclusione, la domanda che io continuo a pormi e che ripeto più volte nella alla fine di Ricostruire è: "Quante volte dovrò ancora ricominciare? Quanto ancora dovrò tutto ricostruire?"

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