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Un vaso che trabocca di abbracci In evidenza

Caro Don Antonio,
sono appena rientrata da Exodus Cassino e mi faceva piacere condividere la mia esperienza con lei che questo sogno l’ha voluto e continua a volerlo fortemente e che per tutti rimane un faro sicuro.
Molti, soprattutto i ragazzi, mi hanno chiesto cosa mi avesse portato a 700 km dalla mia città, Pordenone, per andare dentro ad un’esperienza di questo genere. Ho risposto “non lo so”. Non lo so perché in una comunità Exodus, non lo so perché a Cassino. Forse lo sapro’ tra pochi giorni, o tra qualche mese. Di certo lo sapro’.
Sono arrivata in punta di piedi in Exodus Cassino come un vaso vuoto. Me ne sono tornata a casa che questo vaso è pieno fino all’orlo. L’ho portato con cura fino a casa e l’ho messo in un posto sicuro, per non disperderne neanche una goccia.
Ci sono gocce gonfie di gratitudine. Luigi, gli educatori - Francesca, Paola, Fabio e Andrea - e gli operatori mi hanno accolto con semplicità e pazienza. Mi hanno coinvolto nelle loro attività e mi hanno concesso il tempo per il confronto reciproco. Li ho osservati, uno per uno, ciascuno con la propria modalità, stare vicino ai ragazzi nella continua tensione dell’obiettivo educativo della ricostruzione della loro persona. Tanta dedizione, tanta passione!
Ci sono gocce di sudore. In cucina c’è un sacco da fare, la lavanderia richiede pulizia e ordine, l’orto insegna la cura quotidiana e la pazienza, gli ospiti della fattoria costanza e dedizione.
Ci sono gocce di tenerezza. Per la profondità atroce sbirciata dentro certi occhi e per la speranza tenace che ci scorgi dentro.
Ci sono gocce di meraviglia e stima: la strutturazione di una comunità aperta come quella di Cassino richiede grande attenzione e lungimiranza. La comunità dei ragazzi osserva e coglie modelli diversi. La comunità esterna osserva e si nutre di umanità.
Ci sono gocce intrise di fallimento, frustrazione, amarezza per la consapevolezza di processi emotivi che forse non troveranno evoluzione.
Ci sono gocce che ridono: delle risate in cucina, di battute in napoletano che dovevano tradurmi, di partite nel campetto di calcio.
Non mancano gocce di commozione, sgorgate ascoltando una canzone nata in sala regia da un ragazzo che porta fuori la sua inquietudine.
Anche gocce di affanno perchè ho rischiato di alienarmi dalla mia realtà e ho fatto fatica a mantenere il giusto equilibrio tra empatia e sano distacco.
Tante gocce sanno quanto ho parlato con questi ragazzi. Quanti abbracci ho ricevuto. Nell’ultima Parola li ho ringraziati perché ciascuno di loro mi ha aperto un piccolo cassetto di sé per farmi sbirciare dentro, ognuno mi ha dato la parte migliore di sé.
Per tutto questo il mio vaso trabocca.
Non necessariamente fuori da quella sbarra tutti si ricorderanno di me. La mia anima, però, ha una sfumatura in piu’ oggi. E anch’io cammino verso una meta diversa, come i suoi ragazzi, Don Antonio.
Il mio Grazie è anche per lei.

Michela

Ultima modifica il Venerdì, 07 Settembre 2018 10:56
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