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La passione spiazza! In evidenza

Giovedì 9 agosto, in piazza Labriola a Cassino, gli operatori dell’Unità Di Strada, con la collaborazione di Egidio Franco e di Radio City, hanno animato la piazza interagendo con i ragazzi.

LA PASSIONE SPIAZZA! E’ stato il primo esperimento di un progetto più ampio che la Asl di Frosinone ha intrapreso, in collaborazione con la fondazione Exodus di Cassino e la comunità In Dialogo di Trivigliano, con l’obiettivo di coinvolgere fattivamente i ragazzi, di renderli protagonisti mettendo al centro le loro passioni.
L’idea è di aprire un dialogo con i ragazzi sfruttando i canali a loro più vicini: i social, la radio, il web, tuttavia, non volevamo allontanarci dal luogo simbolo del divertimento, abbiamo deciso di portarli in piazza, per questo motivo la collaborazione con la roulotte di Radio City ci è sembrata da subito la soluzione migliore.
Ed è stata una mossa vincente, perché in molti hanno interagito con noi, apprezzando l’iniziativa.

L’idea di base prende spunto da una domanda, la più classica:
Come vivono gli adolescenti la piazza?
Posta in questo modo la questione appare irrimediabilmente condizionata da milioni di fattori: la società, la politica, l’età.
Se invece ci chiedessimo: “come passa il tempo mio figlio in piazza?” Allora, credo, la questione ci imporrebbe una diversa responsabilità, ci sentiremmo in diritto di comprendere le dinamiche che portano molti adolescenti a vivere passivamente il proprio divertimento, ad essere parcheggiati in luoghi privi di stimoli ed opportunità.
Perché il rischio è che gli adolescenti, i nostri figli, abitino in maniera periferica la loro esistenza.
La periferia non è un luogo fisico, non più o non solo, è una determinazione sociale, spesso uno stato d’animo, l’unica alternativa possibile alla deriva è sostituire la periferia con il centro, porre gli adolescenti al centro della loro esistenza.

Purtroppo dobbiamo ammettere che, per quanto genitori, professori, educatori siano illuminati, per quanto la politica sappia offrire servizi, per quanto sappia rendere la città, le strade, le piazze moderni ed accoglienti, se chiediamo ai ragazzi quanto si sentono protagonisti, la risposta, il più delle volte, non ci sorprende.
La stessa concezione che hanno dell’idea di protagonismo è lontana anni luce da una reale partecipazione attiva alla vita della comunità, ma si ripiega su se stessa alla ricerca di un protagonismo che diventa narcisismo e voglia di prevalere.
Inutile recriminare sterilmente sulla società che spettacolarizza il successo come unica idea di protagonismo: tv piena di talent, internet sommersa da YouTubers pieni di like, influencer.
Perfino lo sport, certi sport molto più di altri, veicola l’immagine del successo determinato dal talento, privato del sacrificio, della costanza e della determinazione del carattere.

Insomma: se è vero che noi adulti siamo depositari di un’idea di protagonismo diversa, quella che la nostra maturità ci rimanda, in virtù della quale siamo portati a dare un giudizio che bolla i ragazzi come immaturi e per questo irrimediabilmente fragili, allora è il caso di prendere atto che non siamo riusciti, fino ad ora, a trasmettere questa idea, non siamo stati in grado di comunicare con un mondo che si allontana troppo velocemente da noi.
Occorre cambiare prospettiva, mettere al centro i ragazzi significa abbandonare la presunzione di autorevolezza che spesso accompagna i nostri giudizi.
Bisogna chiedere piuttosto che pretendere di insegnare.
Lo sforzo di tutti gli adulti che si interfacciano con i ragazzi, deve essere quello di accogliere non tanto la loro diversità, quanto piuttosto le loro peculiarità, le loro passioni.
La responsabilità di ognuno di noi è di offrire ai ragazzi l’opportunità di sviluppare i propri talenti, perche questo, ne siamo convinti, è il modo migliore, il più concreto per prevenire certi comportamenti rischiosi.
La passione spiazza, perché sorprende, incuriosisce, affascina, ma soprattutto perché ha il potere di trasformare sia le persone che i luoghi: se la piazza fosse animata dalla passione di chi la vive, siamo sicuri, in quel luogo non ci sarà spazio per altro.

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