Exodus e la Scuola

Un giorno in comunità

Quando arrivano in Comunità i ragazzi delle scuole sono spesso intimiditi. Si guardano attorno, pensando di trovare chissà cosa. Forse gente che sta male. E aspettano che prima o poi spunti il tossico, quello di strada per intenderci, da qualche angolo della casa. Restano in silenzio, lasciando per lo più parlare gli insegnanti che li accompagnano. Superato il primissimo impatto le cose cambiano. Non vedono sbandati che si accasciano ovunque, ma persone serene che spiegano e si raccontano".

Quando arrivano in Comunità i ragazzi delle scuole sono spesso intimiditi. Si guardano attorno, pensando di trovare chissà cosa. Forse gente che sta male. E aspettano che prima o poi spunti il tossico, quello di strada per intenderci, da qualche angolo della casa. Restano in silenzio, lasciando per lo più parlare gli insegnanti che li accompagnano. Superato il primissimo impatto le cose cambiano. Non vedono sbandati che si accasciano ovunque, ma persone serene che spiegano e si raccontano".

Chi parla è Marisa Del Maestro che accompagna spesso gli ospiti nella loro visita alla comunità. Scolaresche soprattutto, che parecchie volte in un anno, arrivano a Exodus per toccare con mano il problema della tossicodipendenza. Argomento affrontato oppure totalmente ignorato. Dipende. I ragazzi lo dimostrano con atteggiamenti diversi: alcuni sono indifferenti, come se la cosa non li riguardasse, altri tendono a mantenersi in disparte perché la droga fa già parte della loro esistenza: un parente, un amico, loro stessi. E hanno paura, il terrore di essere scoperti. Altri ancora dimostrano di aver preso parte a lavori di gruppo o ad incontri con esperti e fanno domande a raffica per comprendere, cercando risposte concrete su esperienze dirette. "Mi chiedono come ho iniziato", dice Gianni, "se mi hanno influenzato le amicizie e le compagnie che frequentavo, se il rapporto con i miei genitori è stato determinante". Vogliono capire, senza sentirsi immuni da questa piaga. Di droga ne hanno già parlato in classe, con gli insegnanti, tra di loro, è evidente. "Alternano domande dettate dalla loro curiosità del tipo: cosa provavi quando ti facevi o come ti procuravi la roba, ad alcune chiaramente discusse e preparate prima di venire a trovarci, che vanno dal dibattito sulla liberalizzazione delle sostanze stupefacenti ai valori a cui fare riferimento per poter dire di no alla droga.

E i ragazzi e gli educatori di Exodus spiegano, raccontano, si raccontano. Ogni volta, ad ogni gruppo. Mettendo in gioco la propria esperienza, la propria vita, per aprire un reale spazio di comunicazione con i ragazzi. Perché crolli quel muro di ostentata indifferenza dietro il quale si trincerano gli adolescenti di oggi.

Uno degli aspetti che caratterizza attualmente l'uso di stupefacenti da parte di giovani e giovanissimi è, infatti, la mancanza di qualsiasi percezione del rischio di fronte a sostanze considerate erroneamente prive di effetti pericolosi o la cui assunzione p ritenuta compatibile con uno stile di vita responsabile ed equilibrato. "Le canne se le fanno un po' tutti. E poi non fanno così male". E le pasticche? "Solo al sabato sera, cosa volete che sia". Risposte di giovani. Troppi. Per questo Exodus ha da tempo instaurato un rapporto di collaborazione con diversi istituti scolastici del Cassinate.

"Ogni anno", spiega Rosy Marino che coordina le visite scolastiche, "accogliamo decine di classi che nella visita alla comunità trovano una occasione importante per sviluppare un discorso di prevenzione dal disagio e dagli stili di vita marginali e devianti". Non solo. "Nel tempo", continua Rosy, "abbiamo maturato numerose e significative esperienze che ci hanno permesso di individuare gli strumenti più efficaci, finalizzati ad una corretta informazione sulle dipendenze e sui pericoli legati all'uso di sostanze stupefacenti".

Ad esempio, l'organizzazione di incontri nelle scuole con gli operatori della comunità in preparazione della visita. In modo da creare un clima di conoscenza e di collaborazione a lungo respiro e far si che il viaggio a Exodus non sia assolutamente vissuto come gita scolastica, ma come occasione di confronto delle esperienze tra i ragazzi. "Abbiamo visto che funziona", spiega ancora Rosy, "gli studenti che partecipano ad incontri con i nostri relatori prima di venirci a trovare sono senza dubbio più stimolati, interessati e coinvolti. Per questo abbiamo deciso di proporre questa soluzione a tutti gli insegnanti che si mettono in contatto con noi".

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