Luigi Maccaro

Luigi Maccaro

Nelle celebrazioni del giovedì santo emerge la dimensione più autentica del popolo di Dio, quella del servizio ai fratelli.

Giovedì sera, in vari luoghi della nostra città, come in migliaia di luoghi in tutto il mondo, la Chiesa, il popolo di Dio, si è ritrovata per fare memoria del momento più denso di significati della vita di Gesù Cristo, il giorno prima della sua morte, il giovedì santo. Ne cito alcuni, solo per fare degli esempi che altrimenti sfuggirebbero alle cronache cittadine: la Messa in coena domini a Montecassino, con la lavanda dei piedi fatta dall’Abate Donato ai ragazzi della comunità Exodus, la stessa celebrazione fatta in carcere dal Vescovo Gerardo con i detenuti e poi don Benedetto che in una Chiesa di Sant’Antonio gremita all’inverosimile, ha “concelebrato” insieme ad alcune famiglie. Ed infine la cena ebraica celebrata dai ragazzi scout dell’Agesci per vivere e per comprendere il significato della Pasqua. A questi momenti così densi non si può non accostare la Via Crucis di Papa Francesco al Colosseo con le meditazioni affidate a 14 adolescenti! Un Papa che affida la Via Crucis a dei ragazzini ha un sapore evangelico straordinario: “Se non ritornerete come bambini, non entrerete...”.
È la Chiesa del Vangelo, quella vera, quella di una comunità di persone unite da una fede, da uno stile, da un orizzonte. Quella che non è frequentata da politici in passerella alla ricerca del selfie in prima fila riservata, quella che va al di là delle strutture e delle sovrastrutture, quella in cui la gerarchia ecclesiastica non esiste più perché rinuncia al potere e diventa espressione di servizio agli altri, spesso agli ultimi.
È la “Chiesa del grembiule” per dirla con questa bellissima espressione di don Tonino Bello, quella capace di non dimenticare che l’unico paramento sacro usato da Gesù nell’istituzione dell’eucarestia, fu il grembiule usato per lavare i piedi ai suoi amici.
È la Chiesa-Popolo che educa sé stessa ai valori della fratellanza, della solidarietà, del servizio, del cammino di ricerca della salvezza, della liberazione dalle piccole e grandi schiavitù quotidiane, del rifiuto del potere per l’interesse personale.
È la Chiesa-lievito, capace di trasformare la Città in Comunità, al fuori degli slogan facili e d’effetto per la propaganda politica da quattro soldi, perché laddove c’è esclusione sociale interviene con l’accoglienza, il dialogo e laddove non ci sono servizi interviene con la condivisione e la ricerca di soluzioni creative. Sono interventi educativi, sociali, culturali adoperati nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali che non vengono pubblicizzati su facebook perché non devono soddisfare la vanità di nessuno ma rispondono ad una vocazione, ad un sogno e ad una speranza di costruzione di una società più solida e solidale.
È la Chiesa del grembiule, del panno grezzo, dell’odore di umanità, del volontariato nelle comunità, nelle caritas, nell’anonimato col vicino di casa, nel servizio educativo, nella condivisione di una parte degli utili d’impresa, nella presenza nei paesi dimenticati dell’Africa, come quella di Elena, che ha lasciato la comunità per sei mesi da dedicare a decine di bambini in Angola che sono talmente poveri da non avere neanche un abbraccio. E come lei ce ne sono migliaia a rappresentare questa nostra Chiesa “senza frontiere”.
È questa la Chiesa-Popolo che non vede chi è abituato a vedere e a giudicare la Chiesa-Istituzione, è questa la Chiesa capace di cambiare la città attraverso una pedagogia della testimonianza e del servizio che diventano pane azzimo, agnello, erbe amare, Parola, grembiule, sogno in un incontro fra ragazzi scout che, in una saletta della Comunità mangiano la cena ebraica per conoscere le radici della propria fede, per imparare a “fare del proprio meglio”, per “essere pronti” a “servire” gli altri.
Succede anche questo il giovedì santo nella nostra città e credo che valga la pena raccontarlo perché sono segni di speranza e perché un altro modo di vivere esiste e non siamo condannati ad essere ingranaggi di una società stupida e ingiusta ma abbiamo il “potere” di cambiare noi stessi e il mondo intorno a noi. Pasqua è anche questo. Auguri a tutti.

Martedì, 27 Febbraio 2018 15:29

Le Comunità del Lazio con Nicola Zingaretti

Riportiamo integralmente l'intervento tenuto da Luigi Maccaro in occasione dell'incontro dell'Associazione delle Comunità del Lazio con il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

«Siamo le comunità di riabilitazione per i problemi di dipendenza da alcol,sostanze, e comportamenti compulsivi. Le uniche accreditate dalla Regione Lazio che rispettano requisiti di tipo strutturale e funzionale, giustamente, molto stringenti. Vogliamo distinguerci da altri enti che si occupano di dipendenze senza aver compiuto un percorso di autorizzazione e di accreditamento o da altre organizzazioni che addirittura operano senza autorizzazione accogliendo tossicodipendenti senza nessuna forma di collaborazione con i servizi sanitari preposti.
Siamo 13 comunità e siamo riunite nell'Associazione Comunità Terapeutiche Accreditate del Lazio. Associazione nata nel 2014 che mette a disposizione del Sistema Socio Sanitario Regionale di risposta al problema delle Dipendenze, circa 730 posti tra residenziali e semiresidenziali, e oltre 250 operatori qualificati e con la fornitura di otre 800 mila pasti l’anno
Qualcuno si domanda - non sempre in maniera disinteressata - se abbiano ancora senso le comunità. Nate dall'intuizione di grandi fondatori (siamo in casa di don Mario Picchi che è stato un pioniere in questo campo) che, prima che curare persone, avevano a cuore la loro dignità e per questo la presa in carico delle comunità è sempre stata globale, complessiva, estesa finanche alle famiglie di appartenenza.
Se un tempo questo approccio, poteva apparire in antitesi rispetto a quello medico o specialistico, oggi, grazie al superamento della dimensione volontaristica, alla professionalizzazione degli operatori e alla collaborazione sempre più intensa con la Regione e con le Asl, quella presa in carico, pur restando orientata alla riabilitazione complessiva della persona, affinché possa riprendere il giusto posto nella società, comprende anche tutti gli aspetti specialistici sono al servizio di questa prospettiva. Quello delle dipendenze è un problema multidimensionale e solo il contributo e la ricchezza apportata da molteplici approcci, sintetizzata nel lavoro di équipe, possono dare speranza di riuscita.
I "nostri" vengono da esperienze difficilissime: droga, carcere, prostituzione, violenza, abusi, depressione, ma nessuno, nessuno di loro ha scelto di essere tossicodipendente dalla sera alla mattina. Questi qui, quando erano bambini, erano bambini, poi il disagio interiore è stato affrontato male ed è diventato un percorso di devianza. A un certo punto hanno trovato qualcuno che gli ha detto: adesso fermati, stai con noi un periodo, rifletti sulla tua storia, costruiamo insieme un nuovo progetto per la tua vita, torna ad essere una risorsa e non più un peso per la società. Costruiamo un percorso per la tua salute che ti consenta di vivere secondo uno stile sano, non dannoso né per te, né per gli altri.
Per questo, quello che sta al centro di tutto è la relazione con la persona.

Poi, dentro la relazione ci sono tutti gli approcci specialistici che abbiamo a disposizione, compresa la psichiatria, ma dentro ad una rete di relazioni che costruisce la comunità, che è ricerca di senso per la vita di ciascuno e ricostruzione condivisa all'interno di una progettualità educativa. Condivisione nella quale gli operatori si mettono profondamente in gioco: a differenza dei servizi "a sportello", la comunità è efficace proprio perché la proposta avviene dentro ad una relazione.
E allora, certo! che hanno ancora senso le comunità, soprattutto e sempre più in un tempo in cui la deriva individualistica della società, queste relazioni le sottovaluta, le uccide, amplificando la solitudine, lo smarrimento delle persone ed il conseguente ricorrere a comportamenti devianti che riguardano ragazzi sempre più giovani (la metà dei nostri ragazzi è fra i 16 e i 24 anni), che è diventata ormai sempre polidipendenza (per questo non hanno più senso i servizi solo per i cocainomani o solo per gli alcolisti), che presenta un'alta incidenza di comorbilità psichiatrica, che si apre a nuove frontiere come il gioco d'azzardo, la dipendenza da psicofarmaci già in età adolescenziale, la dipendenza da tecnologia e molti altri comportamenti compulsivi.
Le comunità rappresentano dunque, oggi, più che mai, un avamposto sociale che, non solo prende in carico le persone e le loro famiglie, ma svolge un'attività di prevenzione, di reinserimento sociale e di stimolo o meglio, di pungolo, nei confronti della società intera affinché non abbassi la guardia di fronte a questa perdita di senso e di progettualità che riguarda, nella nostra regione, centinaia di giovani che non ce la fanno e che restano ai margini.
Questo lavoro, negli anni precedenti, ha rischiato seriamente di scomparire, anzi!, qualche comunità ha realmente chiuso i battenti nella nostra regione. Regione che ci stava portando al collasso economico: prima per i ritardi nei pagamenti (abbiamo avuto fatture che hanno aspettato anche 4 anni per essere pagate), poi per le tariffe mai adeguate che risalivano ai tempi della lira e che erano state quasi superate dalle tariffe per i canili municipali!!
Grazie al lavoro della Giunta Zingaretti i tempi di pagamento sono diventati normali e sostenibili.
Ma soprattutto grazie alla sensibilità di Zingaretti in prima persona, coadiuvato da Cristian Carrara e dal lavoro che abbiamo fatto insieme, di analisi dei costi di gestione, malgrado lo stato di deficit economico della sanità laziale, abbiamo ottenuto, dopo 14 anni, l'adeguamento delle tariffe.
Grazie a questa fiducia ricevuta, abbiamo rimesso in moto i nostri servizi, aumentandone la qualità.

Abbiamo rimesso in campo risorse e opportunità per i nostri territori. Abbiamo ridato dignità al lavoro dei nostri operatori. Abbiamo moltiplicato le opportunità a disposizione delle persone con problemi di dipendenza.

Questo però è un cammino che è appena iniziato!
Noi vogliamo continuare insieme il cammino virtuoso che abbiamo intrapreso con l'obiettivo di costruire un sistema di risposta regionale al problema delle dipendenze che sia un sistema eccellente e di riferimento per altri territori.
Richiediamo di farlo attraverso la costituzione di un Tavolo di confronto permanente sulle scelte da compiere che ci porti a costruire un Piano d'Azione Regionale, chiaro, trasparente, orientato all'efficienza, basato sulla pari dignità tra operatori del servizio pubblico e del privato sociale, fondato sulla valorizzazione delle esperienze esistenti, sulla formazione continua e che indichi di limitare gli invii fuori regione dei nostri ragazzi fintanto che i posti accreditati non siano occupati
Un Piano d'Azione capace anche di superare l'approccio un po' miope della presa in carico del problema anziché della persona.
Insomma Presidente, noi viviamo con le maniche rimboccate e non vogliamo tirarcele giù.
Anzi! Noi vogliamo assumerci fino in fondo la responsabilità di scegliere e di metterci la faccia per non tornare indietro e per continuare a camminare insieme verso una regione capace di risposte educative intelligenti ed efficaci ai problemi del disagio, delle devianze e delle dipendenze.

Per questo puoi contare su di noi.»

ACTA Lazio

Che fine ha fatto la Consulta sull'Ambiente? Facciamone un laboratorio per lo sviluppo sostenibile

Da un po' di tempo si va facendo strada una rinnovata coscienza collettiva sulla sostenibilità ambientale della nostra città, sulla qualità dell'aria che respiriamo, sulla necessità di sottrarre spazi all'urbanizzazione selvaggia per recuperarli alla vivibilità, soprattutto dei più piccoli. Finito il tempo delle grida nel deserto da parte delle associazioni ambientaliste, oggi, finalmente, c'è un'aggregazione trasversale che dimostra a pugni chiusi la volontà di garantire un ambiente più sano. Non vorrei sbagliarmi ma ho l'impressione che questa aggregazione sia composta soprattutto da famiglie giovani, con bambini, e per questo con la preoccupazione per il loro destino. La scoperta di discariche abusive velenosissime, l'incremento di malattie tumorali, i dati dell'Arpa Lazio sulle polveri sottili, e, come se non bastasse, la puntuale insensibilità per questi temi da parte dei governanti di centrodestra, stanno promuovendo indirettamente un movimento ambientalista con un interessante valore politico.

Ancora una volta viene sospesa l'isola pedonale, forse con l'obiettivo di danneggiare i commercianti del corso: quale famiglia preferirebbe fare shopping per le vie di un centro intasato di smog e di macchine quando i centri commerciali offrono ben altra vivibilità per le strenne natalizie? Oltretutto, in questi giorni, facendovi impacchettare il regalino dalle ragazze di Exodus, presso il Centro commerciale Panorama, contribuirete anche a sostenere il progetto "Casa delle Arti", la scuola di musica della comunità.

Con il cambio della guardia alla gestione delle strisce blu, si poteva approfittare per fare un passo in avanti sul progetto Pista ciclabile, invece, altra occasione persa. Insomma, se «con la Cultura non si mangia», con l'Ambiente, a maggior ragione, non si fanno affari e quindi, ognuno si piange i propri avvelenamenti. è facile piantare l'alberello in mezzo ai bambini delle scuole in occasione della giornata dell'albero, ma quei bambini bisogna avere il coraggio di guardarli negli occhi sapendo che non si sta facendo nient'altro che qualche spot pre-elettorale per offrirgli un futuro più sano, un ambiente più pulito, una prospettiva di vita meno avvelenata, una città meno inquinata, un'aria meno appestata.

Ricordo bene le battaglie fatte più di vent'anni fa per ottenere l'istituzione di una Consulta per l'Ambiente, il cui regolamento, ancora scaricabile dal sito del Comune, prevede che sia il Sindaco a convocarla, in via ordinaria, ogni quattro mesi. Me li immagino a lavorare, come dicono loro "pancia a terra" per una città sostenibile e, in attesa di poter vedere i risultati di questo lavoro, mi permetto di dare un consiglio, certamente sgradito ad orecchie "destre". 

La Consulta per l'ambiente e per la qualità della vita (questo il nome completo) potrebbe essere qualcosa di più che un luogo di mera consultazione. Potrebbe essere un vero e proprio laboratorio, dove, oltre a piangere i guai che ormai sono sotto gli occhi di tutti, si possano elaborare strategie condivise con i cittadini e le organizzazioni ambientaliste, oltre che con le altre Istituzioni che potrebbero aiutare a progettare un ambiente più sano, vedi l'Università. Un laboratorio dove sia possibile promuovere l'idea di una città come luogo di tutti e non solo di chi ritiene di aver vinto le elezioni, dove promuovere la conoscenza della città soprattutto dei giovani, anziché tenere sotto chiave i suoi luoghi più belli, un centro di diffusione di valori per uno sviluppo eco-compatibile attento all'ambiente e alla comunità che lo abita. Un quartier generale dal quale partire per accrescere la consapevolezza dei cittadini affinché diventino soggetti attivi di cambiamento e di sviluppo, un tavolo sul quale stipulare un patto tra generazioni nel quale ognuno si impegni a lasciare la città migliore di come l'ha trovata. Soprattutto è necessario sviluppare dei percorsi di progettazione partecipata di spazi educativi, aree verdi per il gioco e la socializzazione come il Parco Baden Powell, riqualificazione dal basso di aree verdi come la Villa comunale anziché progetti inutili e costosissimi. Insomma un luogo dove delineare un piano di sviluppo sostenibile, possibilmente a "volumi zero", senza più mostri come quelli che stanno crescendo dalle parti di piazza San Giovanni.

Durante le feste, complice la tredicesima, cresce il gioco d'azzardo che diventa sempre più patologico.

Il comune di Cassino ha una popolazione di 36.460 abitanti con un reddito pro-capite pari a 18.443 euro. Di questi, ben 1.276 euro, in media per ogni abitante, sono stati spesi nel 2016 in gioco d'azzardo, per un totale di 46,55 milioni di euro. Utilizzando i 440 apparecchi - videolottery e new slot - presenti anche nelle tabaccherie. Questi i dati sul gioco d'azzardo legalizzato, forniti dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato. Sul gioco d'azzardo illegale fate voi le moltiplicazioni che la fantasia vi suggerisce: il doppio? il triplo? chissà. Quello che sappiamo con certezza è invece la dannosità di questo pseudo divertimento, la dipendenza che crea, al pari delle droghe, rovina persone e famiglie. L'ultimo che abbiamo avuto in comunità con questo problema si era giocato 350 mila euro in scommesse sportive rimettendoci l'appartamento nel centro di Roma che aveva ricevuto in eredità. L'ultima mamma che abbiamo avuto in comunità, in cura per sei mesi, oggi sta bene ma si tiene alla larga pure dal tabaccaio sotto casa e le sigarette preferisce farsele comprare. Però, sempre nel 2016, lo Stato ha avuto un introito fiscale derivante dal gioco d'azzardo di circa 10 miliardi di euro, e quindi, va bene che la gente si rovini.

Alcuni sindaci eroici però, si espongono ai ricorsi amministrativi per proteggere i propri concittadini e non sono pochi. A Torino ad esempio Il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar del Piemonte che ha riconosciuto come legittima l’ordinanza del Sindaco Appendino (la numero 56 del 2016, per gli amministratori che «studiano») che disciplina l’orario di funzionamento delle slot machine. Una misura - si legge nella motivazione - che appare ragionevole poiché «alla stregua di bilanciamento degli opposti interessi, prevalgono in sede cautelare le esigenze di tutela delle fasce più esposte alle cosiddette ludopatie che, peraltro, appaiono ragionevolmente e proporzionalmente tutelate dai provvedimenti impugnati». Nella città di Bergamo ad esempio, il sindaco Gori ha imposto il divieto di gioco d'azzardo dalle 7.30 alle 9.30, dalle 12.00 alle 14.00 e dalle 19.00 alle 21.00. Naturalmente dalle nostre parti, al di là dei facili proclami, non succede assolutamente niente e data la vicinanza di alcune sale slot a scuole e parrocchie, sono convinto che non ci si stia preoccupando nemmeno di far rispettare quanto prevede in materia il nuovo Regolamento di polizia urbana approvato dalla precedente Giunta Petrarcone.

La devastante deriva dell’azzardo legale va fermata, partendo dai territori. L’antieconomia dell’azzardo legale trae un profitto predatorio dalle comunità, consumando risorse, logorando legami, mettendo in dubbio relazioni di fiducia e reciprocità. La società civile è la prima vittima di questo business, con conseguenze sul welfare tutte ancora da quantificare, ma non difficili da prevedere. 

Bisogna decidere da che parte stare: noi cittadini, scegliendo responsabilmente esercizi commerciali che rispettano leggi e regolamenti, voi amministratori approvando regolamenti fortemente penalizzanti verso i gestori che utilizzano slot machine spesso in barba alle normative. Insieme, enti locali, scuole e organizzazioni del terzo settore, costruendo strategie di prevenzione condivise con azioni formative sugli adulti ed educative sui giovani.

è come con la droga: è facile dire che è un problema enorme e difficile da risolvere, ma tu da che parte stai? C'è un'etica della responsabilità che ci interroga e di fronte alla quale non dovremmo girarci dall'altra parte, soprattutto chi ha il potere di compiere gesti altamente significativi, come ad esempio, i sindaci. Chi ha il potere di passare dalle parole ai fatti e invece non lo fa. L'ultimo ragazzo accolto per dipendenza da gioco ha 19 anni, non è di Cassino ovviamente, e non ci sono servizi pubblici che pagano per il suo ricovero in comunità. Come al solito, di fronte ai danni provocati dallo Stato, sugli avamposti c'è il volontariato.

Sabato, 30 Dicembre 2017 21:09

L’anno zero delle politiche giovanili

I ragazzi hanno voglia di essere protagonisti. Se non ci sono proposte sane, spesso diventano vittime di esperienze devianti.

Ad onore del vero bisogna riconoscere che nemmeno esiste una delega assessorile alle politiche giovanili, pertanto, essendo chiara la volontà di non mettere la questione tra le priorità di governo della città di Cassino, non avrebbe senso nemmeno provare a tracciarne un bilancio. Ed infatti il Sindaco, coerentemente, nella sua relazione di fine anno, non ha fatto nessun cenno all’argomento. 

A noi però la questione interessa non poco. E siccome è materia di competenza squisitamente comunale ci sembra giusto accendere qualche riflettore e, perché no, suonare un campanello d’allarme. D’altra parte considerare i giovani come motore di sviluppo sociale ed economico del territorio significherebbe dare concretezza ad un’azione amministrativa dai proclami altisonanti e dai risultati modesti. 

Non esiste nemmeno l’idea di avere uno o più Centri di Aggregazione Giovanile: luoghi di ritrovo per adolescenti dover poter sviluppare progetti culturali, musicali, sportivi, educativi e dove condividere esperienze positive. Poi ci lamentiamo che i ragazzi bivaccano con alcol e droghe in piazza Labriola ma non c’è nessuna proposta alternativa, né in centro, né nei quartieri periferici dove ci sarebbe ancora più bisogno. 

Non esiste ovviamente uno Sportello Informagiovani, presso il quale rivolgersi per ottenere informazioni relative alle opportunità esistenti per la formazione personale e professionale, per accedere alle opportunità promosse dalla Regione Lazio, dai Ministeri o dalla Comunità Europea. Basta andare sul sito dell’Agenzia Nazionale Giovani per averne un’idea. È vero che c’è internet ma i ragazzi hanno bisogno di un orientamento che li aiuti ad individuare e a cogliere le opportunità utili ad arricchire il loro progetto di vita. 

Non esiste un piano di promozione delle Culture Giovanili: arti visive, musicali, scritture creative, sperimentazioni urbane, coinvolgimento di scuole pubbliche e private e di associazioni culturali, insomma niente che possa offrire la possibilità di esprimersi e di ricercare una strada artistica al proprio sviluppo personale. Ma di cultura abbiamo già parlato e non resta altro che stendere pietosi veli. 

Non esiste un programma di sviluppo della Partecipazione Giovanile, ad esempio per incentivare il volontariato come strumento di cittadinanza attiva. Non esiste il Consiglio comunale dei Giovani, non esiste l’Albo né la Consulta delle associazioni giovanili. La “comunità” cittadina (espressione quanto mai abusata negli ultimi tempi!) non si invoca, si costruisce favorendo la collaborazione fra associazioni, gruppi e singoli con l’obiettivo educativo di rafforzare il senso di cittadinanza e di corresponsabilità del bene comune. Per i ragazzi è importante essere protagonisti della propria vita ma anche della propria città e dei suoi spazi: se ciò non avviene in positivo grazie alle proposte educative, avverrà in negativo a causa di disagio, devianze e spaccio. 

Non esiste, a proposito, un progetto di Prevenzione per affrontare in maniera decisa e concreta, con l’apporto operativo di associazioni e strutture specializzate, le principali problematiche di disagio adolescenziale e giovanile quali: l’abuso di alcool, l’abbandono scolastico, il bullismo, le dipendenze tecnologiche, le dipendenze da sostanze stupefacenti, i disturbi dei comportamenti alimentari, il doping, il gioco d’azzardo. Un progetto comunale all’interno del quale promuovere campagne di informazione per diffondere tra i giovani senso di responsabilità, autodeterminazione e consapevolezza dei rischi connessi a comportamenti devianti.

Dulcis in fundo, non si può non citare l’immenso patrimonio di intelligenza costituito dall’Università: quasi diecimila giovani, studenti, persone affamate di futuro e con una gran voglia di essere protagonisti, rispetto ai quali non si ha notizia di alcuna idea di coinvolgimento per lo sviluppo sociale ed economico della città. 

Insomma, anziché fare il solito piagnisteo della crisi economica, chi ha responsabilità amministrative, dovrebbe indicare strade, soluzioni anche creative, sostenere le progettualità esistenti e innovative. Anche, e soprattutto, date le contingenze, per avvicinare i giovani al mondo del lavoro, promuoverne l’autoimprenditorialità, stimolarne la formazione con particolare riguardo alle competenze trasversali. 

Di tutto questo non vi è traccia nella Relazione di fine anno del Sindaco ma nemmeno, presumibilmente, nella visione politica di questa maggioranza.

Sabato, 06 Gennaio 2018 21:07

Selfie: istantanee da una generazione 2.0

Prende il via anche a Cassino la ricerca nazionale sugli stili di vita degli adolescenti italiani promossa da Exodus

Si chiama “Selfie” e non è la classica foto in voga tra i giovanissimi, ma uno strumento di indagine che ha l’obiettivo di comprendere gli adolescenti di oggi. Nell'ambito del progetto Alisei, promosso da Exodus e dal Consorzio dei Servizi sociali, tra le varie azioni di prevenzione contro il disagio giovanile, c'è anche un lavoro di ricerca sugli stili di vita degli adolescenti del nostro territorio, con l'obiettivo di non riferirsi più solo ai dati nazionali, ma di creare una base di dati strettamente legata al nostro territorio, dalla quale ripartire per progettare strategie preventive non avulse dal contesto nel quale vengono applicate.

Uno strumento di indagine fondamentale per comprendere gli adolescenti di oggi attraverso le loro risposte che ci rendono la fotografia della generazione under 20 che ad oggi ha già coinvolto oltre 35 mila studenti di centinaia di scuole medie inferiori e superiori in varie province italiane, promosso dalla Fondazione Exodus a livello nazionale. 

Ma "Selfie – Istantanee dalla generazione 2.0" è anche un libro, edito da San Paolo Edizioni, scritto da Franco Taverna, che verrà presentato sabato 27 gennaio, nell'ambito degli incontri dell'Università della Famiglia, presso la Comunità Exodus.

«La cosa più bella di Selfie – ha detto don Mazzi – è che in molte scuole, dopo aver partecipato alla ricerca, i ragazzi hanno cominciato a confidarsi con i professori. Il progetto Selfie non nasce per fare concorrenza agli istituti di ricerca, ma per creare opportunità di dialogo all'interno della scuola, fra studenti, genitori ed insegnanti».

L'obiettivo è quello di consegnare nelle mani di docenti, famiglie e ragazzi una serie di riscontri concreti presi dalla vita reale degli adolescenti della loro scuola e di spunti di approfondimento per la pianificazione di interventi di miglioramento da realizzare proprio a partire dalle loro caratteristiche, dai loro punti di vista e dalle loro fragilità. E infatti Selfie racconta di ragazzi e ragazze che solo nel 41 per cento dei casi si confronta con un genitore perché preferisce farlo con un amico; che nel 40 per cento dei casi va male a scuola perché vive in un contesto monoparentale; che il 45 per cento dei ragazzi ha conosciuto persone tramite i social network; che il 65 per cento degli under 18 usa lo smartphone in classe anche se non potrebbe; che l'84 per cento dei bambini sotto i 10 anni ammette di aver iniziato a giocare d'azzardo – comprando un "Gratta e vinci" – grazie ai genitori.

Selfie è stato utilizzato in vari istituti italiani per conoscere i teenager di oggi attraverso le risposte che loro stessi hanno dato negli ambiti di indagine: i dati personali, il tempo libero, l'uso di smartphone e social network, il budget settimanale, il rapporto con il gioco d'azzardo, quali sono comportamenti a rischio, quale immagine hanno del proprio corpo e la loro relazione con il cibo e, infine, la realizzazione di sé.

Le scuole che vorranno aderire al progetto di ricerca dovranno mettere a disposizione uno o più computer connessi ad internet attraverso i quali gli studenti potranno accedere alla piattaforma on line di raccolta dati e rispondere al questionario. Una volta inseriti tutti i questionari, il sistema restituirà una fotografia molto realistica della condizione esistenziale degli adolescenti di quella scuola. Dunque non più dati generici e statistici ma informazioni precise sugli studenti di un determinato territorio. Insomma sui nostri figli.

Un altro strumento di prevenzione messo in campo per proteggere i giovani da devianze e dipendenze, ma soprattutto per alzare il livello del confronto fra gli studenti su temi importanti per la loro crescita. Il progetto di ricerca va ad arricchire l'articolata strategia degli interventi di prevenzione promossi da Exodus a Cassino di cui fanno parte l'Unità di Strada, l'Università della Famiglia, il Centro di ascolto psicopedagogico, le mattinate per le scuole in comunità ed i progetti di prevenzione alla dispersione scolastica, la Formazione Insegnanti attraverso l'Osservatorio sul Disagio giovanile promosso in collaborazione con Asl e Università di Cassino.

La comunità nella quale lavoro da 27 anni appartiene alla Fondazione Exodus di don Antonio Mazzi e nasce come luogo di recupero per tossicodipendenti. Oggi però le dipendenze sono cambiate molto rispetto a trent’anni fa: ragazzi giovanissimi che arrivano all’eroina già a sedici anni. Eroina che si trova sempre più facilmente e a prezzi bassissimi. Cocktail micidiali di alcol e droghe sintetiche che mandano fuori di testa tantissimi ragazzi ogni fine settimana. E come se non bastasse sempre più ragazzi spendono le loro paghette alle scommesse sportive nell’illusione di diventare ricchi all’improvviso. È chiaro che ragazzi così giovani ma così compromessi non si avvicinerebbero mai ad una comunità di tipo tradizionale. Eppure sappiamo bene che prima si interviene e più alte sono le probabilità di riuscita del programma di riabilitazione. 

Per questo abbiamo sviluppato un modello originale, innovativo e fortemente integrato con il territorio. Non un luogo chiuso, terapeutico, segregante, oscuro che poi diventa motivo per paure e pregiudizi, ma un luogo aperto, educativo con un forte carattere di prevenzione. Oggi la comunità giovanile Exodus di Cassino segue circa 50 persone fra ex tossicodipendenti, giovani disabili e persone con gravi problemi di marginalità sociale fra cui anche la salute mentale. 

Ma è anche altro:

Per le scuole ad esempio: fattoria didattica che accoglie ogni anno circa duemila bambini provenienti dalle scuole elementari di tutta la regione; E quindi anche azienda di agricoltura sociale con prodotti biologici, sia per l‘auto sostentamento della comunità che per il gruppo di acquisto solidale composto dalle famiglie che frequentano la Cascina. Oppure gite scolastiche di uno o più giorni dove coniugare l’alternanza scuola-lavoro con l’incontro e la testimonianza dei ragazzi che stanno facendo un percorso di recupero. È cooperativa di inserimento lavorativo per soggetti svantaggiati ma anche luogo di orientamento e formazione professionale: grazie al gruppo di Porta Futuro Lazio e all’entusiasmo di Alessandro Marcuccilli sono già avviati i colloqui per il bilancio delle competenze e fra tre giorni parte un corso per panificatori e pizzaioli. 

È un luogo di formazione per genitori grazie all’Università della Famiglia, al centro di consulenza psicopedagogica e alle giornate di aggregazione per le famiglie. E sono proprio le famiglie ad apprezzare di più la comunità: quest’estate, per il terzo anno, il campus estivo ha registrato oltre 300 presenze da giugno a settembre. 300 mamme che portano i loro bambini a fare il campus in Comunità, anche con alcuni pernottamenti, ditemi voi se non è una rivoluzione culturale!

Un’esperienza nata in un momento di profonda crisi: le comunità erano tutte sull’orlo della chiusura a causa delle tariffe bloccate da oltre quindici anni. 

Ci ha teso una mano Nicola Zingaretti che ringrazio ancora a nome di tutte le comunità accreditate riunite nell’associazione ACTA Lazio. Il quale, malgrado la situazione di deficit nella quale ci trovavamo e dalla quale siamo finalmente usciti, ha trovato il modo di adeguare le tariffe ai costi reali che vengono sostenuto per garantire un'assistenza professionale ed efficiente. Grazie a lui, non solo non abbiamo chiuso, ma uscire dalla crisi, scongiurare la paura, ci ha permesso di impegnarci ancora di più per rendere un servizio sempre più importante al territorio, trasformando la comunità in un Centro giovanile. 

Ed è su questo che vogliamo mettere la nostra esperienza a disposizione del prossimo Governo Zingaretti, e in particolare sui temi della prevenzione del disagio giovanile, sull'educazione agli stili di vita sani, sul protagonismo e sulla partecipazione giovanile. 

C'è bisogno di luoghi dove i ragazzi possano incontrarsi e confrontarsi, dei luoghi di aggregazione, dove fare sport, musica, teatro, sviluppare creatività, progettare insieme. Ma non solo: servono luoghi capaci di accogliere anche i ragazzi più fragili e che più facilmente possono diventare vittime di bullismo oppure costretti a condotte devianti.

Servono luoghi educativi dove recuperare quella ricerca di senso, di significati, capaci di dare intensità ai progetti di vita. E c'è bisogno di questi luoghi soprattutto nei quartieri e nelle periferie delle nostre città dove il disagio spesso e ben presto diventa devianza.

C'è stato un tempo lungo in cui un ragazzo aveva dei luoghi in cui portare alla luce i propri talenti: erano gli oratori, i circoli, le associazioni. Oggi questa funzione è venuta meno ma i ragazzi hanno lo stesso bisogno di dedicarsi alla propria realizzazione personale

Forse è venuto il momento di ragionare su una nuova legge regionale sulle politiche giovanili, frutto di un percorso di ascolto dei ragazzi del Lazio, che possa diventare la base sulla quale costruire nuove opportunità. Per tutti, anche quelli più fragili, per evitare che restino indietro, diventando poi un peso per sé stessi e per la società.  

Infine, lasciatemelo dire, io vengo da un territorio dove il peggio della politica incapace e clientelare sta togliendo fiducia e speranza nel futuro proprio a quelle giovani generazioni che dovrebbero essere la nostra ricchezza. Fabbriche chiuse e centinaia di posti di lavoro persi, inquinamento ambientale e rischi gravissimi per la salute dei cittadini, infiltrazioni malavitose che spingono dalle province di Caserta e Napoli: in provincia di Frosinone chi pensa di far politica a suon di Mont Blanc e consulenze false è sempre più sulla cresta dell'onda!

Io credo invece che la politica sia servizio, sia un modo per mettere a disposizione degli altri tempo e competenze. Credo che la politica possa essere il modo migliore per lasciare ai nostri figli un mondo un po' migliore di come l'abbiamo trovato. E credo che Nicola Zingaretti in questi 5 anni ci abbia dimostrato concretamente come fare.

Per questo oggi siamo qui, siamo al suo fianco, pronti a fare la nostra parte perché la Regione Lazio, dopo essere stata risanata, possa diventare un esempio ed una guida per tutto il Paese. In bocca al lupo Nicola e buona campagna elettorale!

Secondo appuntamento dell'Università della Famiglia con mercatino del ri-giocattolo

«Caro Babbo Natale (…) vorrei tanto ricevere (…) ed infine una PS4 con FIFA18 ed un AIFON8 (…)». Con tre figli piccoli, che a stento riusciamo a tenere lontani dai videogiochi, i regali di Natale diventano una vera e propria sfida educativa. Ora che ci si mette pure la scuola a fare la didattica innovativa con i tablet siamo messi davvero male. Non voglio certo demonizzare la tecnologia, essendo un Mac user convinto, ma quando si tratta di bambini bisogna dire che c'è un modo e soprattutto un tempo giusto per usarla. Cosa c'entra questo con la Città educativa? C'entra perché noi genitori dobbiamo formarci una coscienza collettiva rispetto a questi argomenti: non possiamo vedercela ognuno in casa propria, perché i bambini si frequentano, a scuola, alle feste, ai campus, al parco e, generalmente, per ogni bambino abituato a giocare all'aperto, ce ne sono tre con la faccia incollata allo smartphone. Tempo mezz'ora, palloni e biciclette restano abbandonati e tutti finiscono per condividere i videogiochi.
Siamo vittime di un'ondata consumistica di portata colossale e siamo indotti a cedere ai ricatti affettivi per cui, per non far sentire i nostri figli da meno rispetto ai loro compagni "hi-tech", rischiamo di far trovare sotto l'albero di Natale inutili e pericolosi "videoregali".
L'infanzia non ha bisogno di nessun attrezzo tecnologico: tutti i bambini amano giocare correndo, toccando, costruendo, inseguendosi e saltando gli ostacoli. Ma se vedono noi genitori tanto assorti dal cellulare da non sentire neanche i loro richiami, allora rischiamo di fare danni.
I bambini devono sviluppare competenze relazionali e sociali, sviluppare le capacità legate all'immaginazione e alla motricità, devono imparare a stare insieme, ad accettare le frustrazioni, a far emergere le risorse creative di cui sono incredibilmente dotati. Lasciarli anestetizzare davanti agli schermi significa pregiudicarne il futuro.
Non dimentichiamo che il digitale dà dipendenza che può svilupparsi anche in forme molto gravi che porta i ragazzi a richiudersi in spazi virtuali isolandosi dal mondo. Occorre prestare attenzione ai segnali che si presentano già in età infantile e che rivelano una sorta di crisi d'astinenza: il bambino che piange disperato se non guarda la tv, il preadolescente che può diventare violento se gli si nega l'accesso al videogioco e così via.
Adesso ci si mette pure la scuola con la didattica digitale già alle elementari: una solenne sciocchezza promulgata da dirigenti ed insegnanti che non capiscono nulla di pedagogia. Una deriva alla quale noi genitori dovremmo opporci: sostituire la lavagna con il tablet non ha nulla di innovativo e presenta molti pericoli oltre che una sorta di giustificazione al disimpegno educativo delle famiglie di fronte alla bulimia digitale. Innovativo è fare ricerche, lavori di gruppo, esperienze sul campo, incontrare adulti autorevoli, toccare con mano la storia, la geografia e le scienze. Innovativo è costruire relazioni significative tra pari e con gli insegnanti. Innovativo è condividere il progetto educativo personalizzato tra scuola e famiglia.
Dunque per Natale, niente giocattoli o strumenti digitali che non offrono nessun vantaggio evolutivo, emotivo, cognitivo per i nostri bambini. Anzi, sono tantissime le ricerche scientifiche che rilevano i danni di una vita infantile video digitale: dai ritardi del linguaggio ai disturbi emotivi di varia natura.
Se vogliamo confrontarci ed approfondire il tema, possiamo vederci oggi pomeriggio, a Exodus, per il secondo appuntamento dell'Università della Famiglia, sul tema "Generazione touch: tra social e realtà". Contemporaneamente, sempre in comunità, l'associazione "La Famiglia" organizza la mostra-scambio del giocattolo usato gestito direttamente dai bambini.

Cassino ha bisogno di un progetto culturale di ampio respiro a beneficio delle nuove generazioni

Quest'estate abbiamo ospitato nella foresteria della comunità ben oltre 300 persone tra pellegrini e scout venuti da ogni parte d'Italia per vivere esperienze di condivisione, di conoscenza della nostra esperienza, di volontariato. Per queste persone, al di fuori della comunità, l'unico sito visitabile era, ed è, l'abbazia di Montecassino. Historiale chiuso, Rocca Janula chiusa, zona archeologica chiusa, iniziative culturali, eventi nazionali, appuntamenti di rilievo, zero. Velo pietoso su Teatro (o forse bisogna dire sala polivalente?) Manzoni. Bando deserto per il Natale in piazza, salvato in extremis ma con budget da fichi secchi. Insomma, sulla cultura, smobilitazione completa. Provate ad andare sul sito del comune di Cassino e cercare la parola cultura: cliccando sul link "Portale turistico" si ottiene una pagina bianca. D'altra parte la costruzione di una città diseducativa vede proprio nell'annichilimento culturale un passaggio strategico fondamentale: più il popolo è "cojone" (cit. Trilussa) più è facile tenerlo a bada e orientarlo in campagna elettorale. Ognuno gratificato dai colori del suo smartphone, nessuno che racconti ai bambini storie di cavalieri dentro la Rocca né storie di gladiatori al Colosseo. «Con la cultura non si mangia» era il motto di Forza Italia al governo nazionale appena pochi anni fa. Oggi lo stesso partito è al governo della nostra città e gli effetti si vedono chiaramente.
Quanto è diseducativo tutto questo? Il patrimonio artistico e culturale che abbiamo avuto la fortuna di ricevere in eredità deve essere offerto alle nuove generazioni affinché possano utilizzarlo per educarsi al bello, all'arte, alla condivisione dei beni comuni, alla testimonianza della storia e, perché no, anche alle opportunità professionali che tutto questo patrimonio potrebbe offrire ai neolaureati della nostra Università.
Intanto si tracciano progetti fantasmagorici che dovrebbero appoggiarsi su capitali privati: una svendita del patrimonio, detta "valorizzazione", finalizzata a far fare più soldi a chi di soldi già ne ha abbastanza. Ma ci sarebbe un'altra possibilità: gestione privata, rigorosamente non profit, con un controllo pubblico. Una fantasia? Non credo, visto, ad esempio, che il Ministero dei Beni Culturali ha fatto un bando per la gestione di 13 gioielli del patrimonio artistico italiano, fra cui la "nostra" Certosa di Trisulti, riservato alle onlus! Ma l'Italia è piena di buoni esempi: la Cattedrale di Pisa con la Piazza dei Miracoli, sono gestite da una onlus: 100 persone assunte a tempo indeterminato e 3 milioni di visitatori l'anno. Insomma, questo è il tempo in cui bisogna inventare dei modelli nuovi, ibridi si vogliamo, dove amministratori intelligenti, non considerino i privati solo per i capitali che questi sono in grado di investire ma piuttosto per l'impegno, la passione, la creatività, la generosità, la dedizione che sono in grado di mettere in campo per il bene comune. Allora proviamo a farlo un bando per la gestione di un bene pubblico, artistico, culturale, ambientale, riservato ad una onlus, composta da giovani laureati dell'Università di Cassino, un bando magari scritto proprio a quattro mani insieme all'Ateneo. Proviamo ad inventare una Fondazione di Comunità (qualcuno ci aveva già provato) dove Comune, Università e Abbazia possano diventare un tridente forte, con una visione chiara e trasparente, capace di andare oltre le campagne elettorali. Proviamo ad avere come città un respiro un po' più profondo. Anche perché l'aridità culturale di un territorio, diventa immediatamente terreno fertile per disagio sociale, mafie di ogni tipo, diffusione di droghe e illegalità. Al contrario rendere fruibile dignitosamente il patrimonio culturale ed ambientale diventa una difesa immunitaria contro le organizzazioni criminali che sono sempre pronte ad allungare i propri tentacoli. Questa città ha bisogno di un Progetto Culturale che rispetti la sua identità e getti uno sguardo lungo, intravveda una prospettiva di sviluppo educativo, culturale, occupazionale ed economico. Un Progetto che abbia molti protagonisti, pubblici e privati, con una visione comune: dare compimento alla vocazione di una città che per la sua storia è al centro dell'Europa. è cultura, è educazione, è prevenzione.

Martedì, 28 Novembre 2017 21:23

Il ritorno dell'eroina e la fuga degli adulti

Sempre più frequenti i ritrovamenti di siringhe generano allarme sicurezza ma c'è un allarme educativo che nessuno ascolta.

Ci eravamo disabituati anche ai decessi per overdose ed invece la realtà è che le nostre strade sono sempre più ricche di eroina a basso costo. I ritrovamenti sempre più frequenti di siringhe, finanche nei pressi delle scuole, ci parlano di un problema di cui per troppi anni non abbiamo voluto più occuparci. Anche la Asl di Frosinone, per mancanza di personale, ha dovuto chiudere tutti gli sportelli di ascolto C.I.C. per gli studenti nelle scuole superiori. Pressoché azzerati gli interventi di prevenzione, ecco i risultati. Oggi l'eroina si trova anche a 5 euro il grammo poiché la concentrazione del principio attivo è bassa, 10/15%, il resto è composto da sostanze da "taglio" pericolose e dannose che aumentano la dipendenza psicologica. E sempre più spesso la prima dose è gratis perché l'obiettivo degli spacciatori è "fidelizzare" il consumatore che è sempre più giovane. Dato che l'offerta di sostanze, in primo luogo la cannabis, è sempre più alta, disponibile e a basso costo, come è possibile fare qualcosa per ridurre la domanda da parte dei ragazzi? Perché così tanti ragazzi si lasciano intrappolare da questa giostra mortale?

Bisogna che ci mettiamo di fronte non tanto alla diffusione delle sostanze, a quello ci pensano già le forze dell'ordine, quanto piuttosto alla mancanza di benessere interiore e di progettualità dei ragazzi. La cannabis, l'eroina e tutto il resto vanno a riempire un vuoto che i ragazzi non sanno colmare di esperienze positive, le sostanze sono un antidolorifico a quel senso di incapacità di realizzarsi pienamente, le prime trasgressioni sono una ricerca di auto affermazione, di riconoscimento che non arriva dalla società adulta. Insomma siamo di fronte ad un problema educativo del quale è difficile occuparsi perché non si ha voglia di sottrarre tempo al lavoro, ai ritmi che la vita ci impone, ma anche alle stupidaggini che questo nostro tempo ci offre. Viviamo un'ansia di affermazione personale che non ci permette di capire che le priorità sono altre e che i nostri figli, per cercare la loro affermazione, hanno bisogno di testimonianze autentiche ed autorevoli. Hanno bisogno di vedere padri, madri, insegnanti, sacerdoti, allenatori, adulti capaci di spendersi in progetti che danno senso alla loro vita.

La superficialità nella quale siamo immersi uccide tutto e ci porta a banalizzare tutto: i rapporti non sono più importanti delle cose che possediamo, il progetto di vita si basa sui gratta e vinci, le cose da fare travolgono le relazioni e la relazione autentica con gli altri è l'unica cosa di cui, soprattutto i ragazzi, hanno veramente fame. Allora dobbiamo costruire contesti nei quali l'amicizia e la progettualità diventino per i nostri figli il terreno sul quale crescere. Lo possiamo fare nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole, nei nostri quartieri, perfino nei nostri luoghi di lavoro. Prima di tutto dobbiamo cambiare noi, essere capaci di testimoniare uno stile di vita diverso e poi proporre un protagonismo nuovo ai ragazzi. Non essere quel branco di adulti sfigati, pessimisti, un po' loschi, strafottenti, convinti che il mondo sia marcio, che la politica sia tutta uguale, incollati ai nostri schermi come se la vita fosse quella. E' chiaro che i ragazzi cercheranno altro e saranno disposti a correre rischi piuttosto che avere questa come prospettiva di vita. Non possiamo chiedere ai nostri figli di essere quello che non riusciamo ed essere noi così come non possiamo chiedere alla Questura di affrontare problemi che non vogliamo affrontare noi. Bisogna che i luoghi educativi, la famiglia, la scuola, la parrocchia, le associazioni siano più consapevoli dell'importanza del ruolo che rivestono nella crescita dei ragazzi. Non significa affatto parlare ai ragazzi dei pericoli delle droghe, significa costruire contesti dove le relazioni siano autentiche, intense, dove il vuoto interiore degli adolescenti possa essere colmato dalle amicizie, dove la paura di non farcela non si trasformi in mancanza di autostima ma in possibilità di farcela insieme agli altri. Significa uscire dal registro formale dei rapporti, nel caso degli insegnanti o degli allenatori ed entrare in rapporti più autentici che ci permettono di guadagnare autorevolezza e di conquistarci la fiducia dei ragazzi.

Tutti gli adolescenti sono tentati dal paese dei balocchi e tutti prima o poi incontreranno il gatto e la volpe sulla loro strada ma la capacità di resistere e di fare altre scelte dipenderà dal lavoro educativo svolto dagli adulti. Per questo abbiamo inventato l'Università della Famiglia e per questo vogliamo riflettere, confrontarci e formarci per affrontare questa sfida educativa. Al ritorno dell'eroina proviamo a rispondere con il ritorno dell'educazione!

Pagina 1 di 3

Donazione on line

Un ringraziamento davvero speciale a...

Slider