La città educativa

Il Blog di Luigi Maccaro

Redazione

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Intervista raccolta da Katia Valente

Si incontrano più mondi nel mondo di Exodus. Storie che abitano lì per scrivere nuove storie. Per lasciarsi alle spalle l’errore, il marcio, la tentazione maligna e devastatrice. Si incontrano “uomini” in cammino. Ma si sentono pure le voci festose dei bambini, degli studenti, dei visitatori o di chi varca quel cancello, sempre aperto, anche solo per un caffè al bar. Perché non esiste barriera, al contrario, si coltiva una moltiplicazione di esistenze ed esperienze. Perché il piccolo che sorride al giovane ospite è una mano tesa per uscire dal tunnel, una speranza che illumina il buio. Quegli schiamazzi sono l’alba di una nuova vita ed eliminano le differenze.
C’è Luigi Maccaro, 48 anni, laurea in scienze dell’Educazione a vestire i panni del responsabile della comunità di Cassino da 18 anni. Padre di tre bambini, moglie avvocato, Luigi incontra Exodus nel 1990, da volontario, grazie agli scout di cui fa parte sin da bambino. È uno di loro, incontrarlo nei prati, nel campi da gioco o da coltivazione significa non percepire differenze. Perché entrare in un posto così solare ti fa sentire giovane, anche solo da visitatore.
Arriva lì prestissimo, pranza con i ragazzi ed esce la sera. Non ha neppure un ufficio. Preferisce lavorare nella sala riunione dove poter incontrare gli operatori, e non solo loro.
Ma chi è quest’uomo che ha voluto trasformare un luogo “tremebondo” agli occhi della gente, un rifugio di peccatori, in un ambiente aperto, dove non esistono mura ma solo i campi sterminati dell’accoglienza e dell’amicizia?
Luigi si afferma, pure, come presidente dell’agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze di Roma, contribuisce alla nascita di alcune importanti reti come il Forum Nazionale dei Giovani, Comunitalia e l’Associazione delle comunità terapeutiche del Lazio.
In Fondazione Exodus è anche responsabile della comunicazione ed è membro del direttivo nazionale.
Ma soprattutto guida una squadra di educatori che ha rivoluzionato il progetto educativo di Exodus: da luogo di sofferenza, di cura, di reclusione, gravato da un pregiudizio negativo generale a luogo di aggregazione per giovani, di formazione, di promozione di stili di vita sani e punto di riferimento educativo del territorio, partner di istituzioni, scuole e famiglie che hanno a cuore il bene dei giovani.
Spina nel fianco della politica, non perde mai occasione per pungolare gli amministratori «sulla mancanza di politiche giovanili, sulla inadeguatezza delle politiche sociali, sulla incapacità delle istituzioni di valorizzare il terzo settore come risorsa con cui fare squadra».
Com’è la tua giornata tipo?
«Sveglia fra le 6 e le 6.30, mezz’ora di lettura o di camminata, preparo la colazione per tutti e porto i bambini a scuola. In comunità dalle 8.30 alle 18 (se tutto va bene) pranzo incluso, tra questioni amministrati- ve, progetti, coordinamento dell’équipe e colloqui. Serate e weekend rigorosamente in famiglia».
Dopo tanti anni di lavoro tra i giovani difficili, come vedi il futuro?
«Mi preoccupa la paura che hanno gli adulti di educare, tutti presi da sé stessi, si ricordano dei giovani spesso quando è ormai troppo tardi. D’altra parte i ragazzi hanno sempre meno banchi di prova e occasioni di confronto, anche duro, per questo sono più fragili e più facilmente vittime di disagio e comportamenti devianti. L’educazione deve tornare a essere una preoccupazione prioritaria di questa società».
Tutti i giorni hai davanti agli occhi gli effetti della droga e quanto è difficile rimettersi in carreggiata. Abitiamo in una città dove lo spaccio è dilagante, che messaggio senti di indirizzare a chi fa uso di droghe, in particolare ai ragazzini “prede” predilette di altrettanti baby pusher?
«Ai ragazzini, pusher o drogati, le “mele marce”, ho poco da dire: se vogliono cambiare vita, noi ci siamo per costruire insieme un progetto educativo personalizzato. Ma a me interessano di più le “mele sane” affinché non marciscano. In una città come Cassino, degradata e degradante, dal punto di vista sociale, culturale e ambientale, dico agli adulti, alle famiglie, alle scuole, alle associazioni, alle parrocchie, alle imprese: non perdiamo altro tempo, costruiamo insieme una città educativa dove i sogni dei ragazzi possano diventare realtà anziché andare in fumo sul tavolino di un bar».
Negli ultimi anni Exodus sta promuovendo tante iniziative nel campo della prevenzione, in particolare nella formazione degli adulti...
«Siamo arrivati alla terza edizione del corso di formazione sul disagio giovanile coinvolgendo oltre 600 insegnanti, in collaborazione con l’Università di Cassino e la Asl di Frosinone. Poi abbiamo lanciato l’Università della Famiglia: incontri formativi ogni ultimo sabato del mese e centro di consulenza per i problemi con gli adolescenti. Dobbiamo promuovere la responsabilità educativa degli adulti in tutti i contesti, è il primo impegno per contenere la diffusione del disagio giovanile».
E con i ragazzi?
«Il primo impegno l’abbiamo messo nel cambiare noi stessi: in una città quasi senza oratori né centri giovanili, abbiamo trasformato la comunità in un luogo dove i ragazzi del territorio possono fare sport, musica, teatro, comunicazione. Poi ospitiamo tante gite scolastiche per proporre percorsi di prevenzione e confronto con gli studenti.
Ultimamente anche esperienze residenziali grazie al progetto “Villaggio delle aquile reali” sostenuto dall’Associazione Amici di Exodus. Nei mesi estivi poi facciamo campi educativi con centinaia di adolescenti provenienti da tutta Italia. Infine l’Unità mobile nei contesti di aggregazione giovanile, servizio sostenuto dalla Regione Lazio in collaborazione con la Asl di Frosinone».
I tuoi figli e, in generale, i bambini con quali occhi vedono questa esperienza?
«Per loro Exodus è il posto più bello di Cassino perché vivono tutto come un gioco ma, nel frattempo, imparano a non giudicare le persone per le loro disabilità o le loro storie. Vivono ogni occasione come un’avventura e sperimentano l’autonomia».
Invece con l’Amministrazione comunale i rapporti sono pessimi...
«Già. Il consigliere delegato alla manutenzione, Franco Evangelista, ha chiamato la nostra cooperativa per svolgere lavori di manutenzione, tutti i giorni, per otto mesi, senza predisporre atti amministrativi necessari al pagamento di quei lavori. Ben 160 giornate di lavoro senza ricevere un centesimo. Una vicenda dolorosa e umiliante soprattutto per la sufficienza, anzi, l’indifferenza con la quale siamo stati trattati dal sindaco e dall’assessore Leone. Già abbiamo ottenuto dal giudice un primo decreto ingiuntivo. La vicenda non potrà che proseguire per le vie legali».
Oggi Exodus come si sostiene?
«In parte con le rette della Asl perché siamo un ente accreditato, in parte con le attività e i laboratori, la vendita di prodotti come il miele o la ceramica e, in parte, con le donazioni come ad esempio il 5xmille. Nelle varie attività lavorano 20 dipendenti e 10 collaboratori. Stipendi modesti, purtroppo, ma grande senso di appartenenza e spirito di collaborazione. Prima le cose andavano meglio, avevamo il laboratorio di falegnameria e gestivamo il parcheggio di Montecassino, poi abbiamo dovuto stringere la cinghia».
La politica quanto ti tenta?
«Se fare politica non significasse gestire il potere ma mettersi al servizio della collettività sarebbe un’avventura interessante: ascoltare i bisogni, immaginare i cambiamenti possibili, costruire percorsi di condivisione. Purtroppo le dinamiche sono ben altre e la logica del potere non mi appartiene. Preferisco servire il territorio in cui vivo attraverso il mio lavoro o il volontariato».
La comunità ospita eventi politici, per schieramento oppure c’è un’altra logica?
«Ospitiamo eventi politici come ospitiamo eventi di altro tipo: matrimoni, compleanni, comunioni, corsi di formazione, ecc. Per l’uso della “location” si fa un’offerta alla Comunità. Gli eventi politici ci interessano perché ci danno la possibilità di sensibilizzare i candidati sui problemi sociali di cui ci occupiamo. Ma i risultati, devo dire, non sono esaltanti. Detto questo, che io sia di centrosinistra, non è un mistero per nessuno».

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Il volontariato e tutti i corpi intermedi hanno il compito di rigenerare la società, umanizzandola, perché fanno incontrare e confrontare le persone.

Il tempo della crisi economica diventa inevitabilmente un tempo di crisi sociale nel quale, non solo le persone e le famiglie ma anche gli enti, le istituzioni, le organizzazioni, tendono a ripiegarsi su sé stesse e a proteggere il proprio spazio.
Negli anni '90 era in voga l'imperativo "fare rete" e le maggiori risorse economiche erogate consentivano la costruzione di partenariati ampi nei quali ciascuno poteva fare la sua parte in collaborazione con altri, secondo le competenze e le peculiarità di ciascuno.
Penso, tanto per fare un esempio, al progetto "Cantieri aperti", promosso dalla Provincia di Frosinone, per l'animazione educativa dei quartieri a rischio, contro il disagio giovanile: un intervento a tappeto nelle periferie più disagiate del nostro territorio che vedeva fianco a fianco Provincia, Asl, Comuni, Associazioni, Cooperative e cittadini. O al progetto "Nautilus" per il reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati dove, oltre ai suddetti partner, rivestivano un ruolo importante le associazioni datoriali, le imprese, i sindacati, gli enti di formazione professionale. Interventi almeno triennali capaci di cambiare concretamente la vita di molti.
Oggi invece, nella povertà economica ma soprattutto culturale, sempre crescente, questa idea di collaborazione, di fare squadra, di operare in sinergia, sembra andare scomparendo.
Qualcuno, solo perché ha vinto le elezioni, pensa di poter bastare a sé stesso ma i problemi sono talmente articolati e complessi che nessuno ha il potere di poterli affrontare da solo. Oggi le difficoltà delle persone sono sempre multidimensionali, hanno aspetti economici, culturali, educativi, medici, psicologici, sociali e per questo vanno affrontati in un'ottica multidisciplinare integrando competenze ed esperienze. A maggior ragione quando vengono meno le risorse e quindi i servizi pubblici arrancano, c'è bisogno di dare vita, concretezza a quella logica di sussidiarietà che restituisce senso al tema dell'appartenenza sociale e civile.
Oggi le persone sono sempre più arrabbiate e rancorose non solo perché sono più povere economicamente ma anche perché sono più povere di relazioni, perché sono più sole. La perdita del lavoro ti manda nell'angoscia anche perché non sai a chi chiedere aiuto, diversamente da un tempo in cui la dimensione familiare era molto più ampia. Invece è attraverso il dialogo e la condivisione che si possono trovare soluzioni, anche perché, e questo lo sa bene chi ha la fortuna di farne esperienza, le opportunità, quando si incontrano, non si sommano bensì si moltiplicano. Il Terzo settore, le organizzazioni della società civile, che costruiscono coesione sociale per vocazione sono la chiave di volta per questo cambiamento e chi anima pro tempore le istituzioni non può evitare questo bagno di realtà che gli consentirebbe di uscire dai cartelloni elettorali e diventare protagonista del cambiamento.
Lo sforzo costante di Exodus di aprirsi al territorio, alle famiglie, alle associazioni, alle scuole (altro che starsene "chiusi in un recinto" come qualche sciocco amministratore ci ha accusato di fare) va proprio in questa direzione. Come va in questa direzione la giornata che abbiamo realizzato ieri con decine di operatori provenienti dai servizi per le dipendenze delle Asl della provincia ma venuti anche da altri territori come Roma e Avezzano: nessuno ha bacchette magiche né ricette infallibili mentre insieme possiamo confrontarci sull'analisi dei problemi e provare strade nuove, coniugando approcci diversi e misurando i risultati del nostro operato. Anzi, rendicontando i risultati ottenuti e cercando le ragioni degli sbagli anziché sottovalutarli o nasconderli.
Un esempio di cittadinanza attiva che rifugge le logiche autarchiche e individualiste contribuendo a mettere in moto una circolarità che genera capitale sociale a beneficio della collettività.
Ma una politica che divide il mondo in amici e nemici, potrà mai essere motore di questa società circolare? Ovviamente no. Tocca quindi alle organizzazioni di cittadini tornare ad aprirsi, a collaborare, ad incontrarsi, a costruire progetti non basati su un finanziamento ma su una visione, su un orizzonte comune che rischiamo di smarrire.

Mercoledì, 04 Aprile 2018 17:55

Scene di vita in comunità

Mercoledì, 20 Marzo 2013 22:19

Pasqua 2012

Venerdì, 30 Giugno 2017 22:16

Route di Pentecoste 2017

Domenica, 07 Febbraio 2016 22:15

Clan "Popeye" Roma 122

Venerdì, 30 Giugno 2017 22:12

Giornata di fine anno

Martedì, 20 Marzo 2018 22:09

Fuoco Roma 11

Presentato il progetto di ricerca "Selfie" sugli stili di vita degli adolescenti

Quasi 300 iscritti anche quest'anno per il corso di formazione sul disagio giovanile rivolto agli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado ma allargato anche ad altri operatori che lavorano con i giovani: operatori sociali, allenatori sportivi, personale non docente, animatori.
"Il disagio giovanile e la promozione del benessere nei contesti educativi" questo il titolo del corso che si snoderà lungo i cinque incontri previsti nei quali si parlerà di disagio scolastico, bullismo, dinamiche familiari, relazioni educative e comunicazione efficace.
Nell'aula magna dell'Università degli Studi di Cassino, affollata da insegnanti del territorio, hanno preso la parola il prof. Giovanni Betta, Rettore dell'Ateneo, il dott. Fernando Ferrauti, direttore del Dipartimento di Salute mentale e patologie da dipendenza della Asl di Frosinone, Luigi Maccaro, Responsabile della Fondazione Exodus, la dottoressa Marisa Del Maestro, insegnante e psicoterapeuta, la dottoressa Marina Zainni, psicoterapeuta della Asl e la professoressa Alessandra Zanon, docente di psicologia clinica.
L'intervento più atteso ed importante è stato l'ultimo, quello di Franco Taverna, Coordinatore nazionale di Exodus, che è venuto a Cassino per presentare il progetto di ricerca "Selfie" finalizzato ad indagare gli stili di vita degli adolescenti per costruire strategie di prevenzione più efficaci in collaborazione con le famiglie, la scuola e le istituzioni (quando ci sono!).

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