La città educativa

Il Blog di Luigi Maccaro

Smettiamola di tradire i giovani In evidenza

Sempre più eventi tragici, incidenti, suicidi, violenze, hanno dietro protagonisti poco lucidi, storditi o eccitati dall'assunzione di qualche sostanza

Le richieste di ingresso in comunità da parte di minori raddoppiano di anno in anno ma quel che più preoccupa è l'incidenza di patologie psichiatriche di cui sono portatori. Sono le cosiddette sostanze "leggere" che , insieme all'alcol e ai psicofarmaci sempre più in voga, causano danni a volte irreversibili allo sviluppo cerebrale degli adolescenti.
Io mi rendo conto che la società degli adulti ha deciso che la battaglia contro le droghe è troppo impegnativa e che è meglio adeguarsi e magari per qualcuno vedere se è possibile lucrarci anche dei guadagni. Ma io sono convinto che ci sia la solita maggioranza silenziosa di genitori, di insegnanti, di persone impegnate che hanno ancora a cuore il benessere dei giovani e non solo dei propri figli. Figli che hanno, tutti, il sacrosanto diritto ad essere guidati autorevolmente nella loro fase di crescita fino al raggiungimento di un livello adeguato di autonomia e di responsabilità.
E invece troppo spesso annaspano in un vuoto educativo di fronte al quale devono attrezzarsi da soli per trovare un loro posto nel mondo. E qualche volta commettono errori che possono costar loro molto caro. Come la ragazza di 16 anni che l'altra settimana è morta a Udine per overdose.
Quel vuoto educativo di cui siamo responsabili tutti è il terreno di coltura sul quale fioriscono campagne e battaglie ideologiche a favore della cannabis cosiddetta "light" nelle quali si afferma che "una canna non fa male. E allora l'alcol? E allora le sigarette? E allora il piddì?". Il solito qualunquismo di chi spera di guadagnare qualcosa dallo sfacelo di una generazione.
In questa società dei capricci, dei vizi, delle comodità, degli egoismi e della tecnologia compulsiva, non si vuole capire che la lucidità è un elemento fondamentale, un presupposto indispensabile per la convivenza civile, per il rispetto di sé stessi e degli altri. Eppure sempre più eventi tragici, incidenti, suicidi, violenze, hanno dietro protagonisti poco lucidi, storditi o eccitati dall'assunzione di qualche sostanza. Ma troppi non vogliono vedere perché non hanno voglia di fare gli adulti, perché non vogliono impegnarsi in uno sforzo di testimonianza, di autenticità e di autorevolezza. Perché accontentando i capricci dei figli, si sentono legittimati nei propri capricci.
L'essere equivoci è ormai un'abitudine mentale dalla quale non vogliamo più rifuggire perché ci abbiamo trovato la nostra comodità. Non vogliamo vedere la banalizzazione di tutto ciò che sta consumando più di una generazione. Perciò nessuno si scandalizza se apre un negozio che si chiama "Cannabis". E domani ne aprirà un altro che si chiama "Cocaina". E noi resteremo in silenzio e indifferenti come davanti alle pubblicità dei negozi di ferramenta che per vendere quattro chiodi ti sparano in primo piano una modella in mutande.
Nascondendoci dietro al fatto che "è legale", "è autorizzato", "evidentemente si può fare".
Salvo poi trovarci di fronte ad una realtà scioccante quando hai un figlio completamente fuori di testa e sei costretto a chiedere aiuto, perché ti mette le mani al collo perché vuole i tuoi soldi per comprarsi la cocaina. Vorrei accendere le telecamere per mostrare a tutti il dolore, lo smarrimento, la paura, il senso di frustrazione, i sensi di colpa di quei genitori che frequentano il nostro centro di ascolto: "Ci avessimo pensato prima, ci fossimo resi conto prima, non abbiamo voluto vedere quello che era sotto i nostri occhi".
Ecco, continuiamo a far finta di niente su un negozio con l'insegna "Cannabis" che apre i battenti a fianco di un negozio di giocattoli, di fronte ad una parrocchia, a pochi metri dalla sede di un'associazione giovanile.
Forse un giorno ci renderemo conto che tornare ad assumerci una responsabilità educativa, anche facendo obiezione di coscienza verso normative sbagliate, farà del nostro Paese, della nostra città, qualcosa di meno avvilente di ciò in cui li stiamo trasformando. Smettiamola di tradire i giovani perché sta qui la radice del nostro fallimento educativo.
Stiamo chiedendo con forza, anche attraverso una petizione su change.org, almeno di costringere i gestori di questi negozi ad aprire i loro smerci lontano da luoghi sensibili frequentati da minorenni come scuole, chiese, ludoteche, centri giovanili. Facciamo appello ai cittadini, alle associazioni, alle istituzioni della nostra città affinché si riesca a promuovere un'azione di prevenzione contro il disagio giovanile e di lotta alle droghe, soprattutto quelle camuffate sotto l'etichetta "light" che serve solo a prendere per mano i ragazzi e a portarli lontano da un progetto di vita serio ed efficace.

QUI IL TESTO DELLA PETIZIONE

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Letto 1188 volte Ultima modifica il Domenica, 21 Ottobre 2018 17:21

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