La città educativa

Il Blog di Luigi Maccaro

Questa città ha bisogno di un terzo settore che sia attore primario

Il volontariato e tutti i corpi intermedi hanno il compito di rigenerare la società, umanizzandola, perché fanno incontrare e confrontare le persone.

Il tempo della crisi economica diventa inevitabilmente un tempo di crisi sociale nel quale, non solo le persone e le famiglie ma anche gli enti, le istituzioni, le organizzazioni, tendono a ripiegarsi su sé stesse e a proteggere il proprio spazio.
Negli anni '90 era in voga l'imperativo "fare rete" e le maggiori risorse economiche erogate consentivano la costruzione di partenariati ampi nei quali ciascuno poteva fare la sua parte in collaborazione con altri, secondo le competenze e le peculiarità di ciascuno.
Penso, tanto per fare un esempio, al progetto "Cantieri aperti", promosso dalla Provincia di Frosinone, per l'animazione educativa dei quartieri a rischio, contro il disagio giovanile: un intervento a tappeto nelle periferie più disagiate del nostro territorio che vedeva fianco a fianco Provincia, Asl, Comuni, Associazioni, Cooperative e cittadini. O al progetto "Nautilus" per il reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati dove, oltre ai suddetti partner, rivestivano un ruolo importante le associazioni datoriali, le imprese, i sindacati, gli enti di formazione professionale. Interventi almeno triennali capaci di cambiare concretamente la vita di molti.
Oggi invece, nella povertà economica ma soprattutto culturale, sempre crescente, questa idea di collaborazione, di fare squadra, di operare in sinergia, sembra andare scomparendo.
Qualcuno, solo perché ha vinto le elezioni, pensa di poter bastare a sé stesso ma i problemi sono talmente articolati e complessi che nessuno ha il potere di poterli affrontare da solo. Oggi le difficoltà delle persone sono sempre multidimensionali, hanno aspetti economici, culturali, educativi, medici, psicologici, sociali e per questo vanno affrontati in un'ottica multidisciplinare integrando competenze ed esperienze. A maggior ragione quando vengono meno le risorse e quindi i servizi pubblici arrancano, c'è bisogno di dare vita, concretezza a quella logica di sussidiarietà che restituisce senso al tema dell'appartenenza sociale e civile.
Oggi le persone sono sempre più arrabbiate e rancorose non solo perché sono più povere economicamente ma anche perché sono più povere di relazioni, perché sono più sole. La perdita del lavoro ti manda nell'angoscia anche perché non sai a chi chiedere aiuto, diversamente da un tempo in cui la dimensione familiare era molto più ampia. Invece è attraverso il dialogo e la condivisione che si possono trovare soluzioni, anche perché, e questo lo sa bene chi ha la fortuna di farne esperienza, le opportunità, quando si incontrano, non si sommano bensì si moltiplicano. Il Terzo settore, le organizzazioni della società civile, che costruiscono coesione sociale per vocazione sono la chiave di volta per questo cambiamento e chi anima pro tempore le istituzioni non può evitare questo bagno di realtà che gli consentirebbe di uscire dai cartelloni elettorali e diventare protagonista del cambiamento.
Lo sforzo costante di Exodus di aprirsi al territorio, alle famiglie, alle associazioni, alle scuole (altro che starsene "chiusi in un recinto" come qualche sciocco amministratore ci ha accusato di fare) va proprio in questa direzione. Come va in questa direzione la giornata che abbiamo realizzato ieri con decine di operatori provenienti dai servizi per le dipendenze delle Asl della provincia ma venuti anche da altri territori come Roma e Avezzano: nessuno ha bacchette magiche né ricette infallibili mentre insieme possiamo confrontarci sull'analisi dei problemi e provare strade nuove, coniugando approcci diversi e misurando i risultati del nostro operato. Anzi, rendicontando i risultati ottenuti e cercando le ragioni degli sbagli anziché sottovalutarli o nasconderli.
Un esempio di cittadinanza attiva che rifugge le logiche autarchiche e individualiste contribuendo a mettere in moto una circolarità che genera capitale sociale a beneficio della collettività.
Ma una politica che divide il mondo in amici e nemici, potrà mai essere motore di questa società circolare? Ovviamente no. Tocca quindi alle organizzazioni di cittadini tornare ad aprirsi, a collaborare, ad incontrarsi, a costruire progetti non basati su un finanziamento ma su una visione, su un orizzonte comune che rischiamo di smarrire.

Letto 167 volte Ultima modifica il Lunedì, 09 Aprile 2018 12:40

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