La città educativa

Il Blog di Luigi Maccaro

La Chiesa col grembiule, lievito per la città

Nelle celebrazioni del giovedì santo emerge la dimensione più autentica del popolo di Dio, quella del servizio ai fratelli.

Giovedì sera, in vari luoghi della nostra città, come in migliaia di luoghi in tutto il mondo, la Chiesa, il popolo di Dio, si è ritrovata per fare memoria del momento più denso di significati della vita di Gesù Cristo, il giorno prima della sua morte, il giovedì santo. Ne cito alcuni, solo per fare degli esempi che altrimenti sfuggirebbero alle cronache cittadine: la Messa in coena domini a Montecassino, con la lavanda dei piedi fatta dall’Abate Donato ai ragazzi della comunità Exodus, la stessa celebrazione fatta in carcere dal Vescovo Gerardo con i detenuti e poi don Benedetto che in una Chiesa di Sant’Antonio gremita all’inverosimile, ha “concelebrato” insieme ad alcune famiglie. Ed infine la cena ebraica celebrata dai ragazzi scout dell’Agesci per vivere e per comprendere il significato della Pasqua. A questi momenti così densi non si può non accostare la Via Crucis di Papa Francesco al Colosseo con le meditazioni affidate a 14 adolescenti! Un Papa che affida la Via Crucis a dei ragazzini ha un sapore evangelico straordinario: “Se non ritornerete come bambini, non entrerete...”.
È la Chiesa del Vangelo, quella vera, quella di una comunità di persone unite da una fede, da uno stile, da un orizzonte. Quella che non è frequentata da politici in passerella alla ricerca del selfie in prima fila riservata, quella che va al di là delle strutture e delle sovrastrutture, quella in cui la gerarchia ecclesiastica non esiste più perché rinuncia al potere e diventa espressione di servizio agli altri, spesso agli ultimi.
È la “Chiesa del grembiule” per dirla con questa bellissima espressione di don Tonino Bello, quella capace di non dimenticare che l’unico paramento sacro usato da Gesù nell’istituzione dell’eucarestia, fu il grembiule usato per lavare i piedi ai suoi amici.
È la Chiesa-Popolo che educa sé stessa ai valori della fratellanza, della solidarietà, del servizio, del cammino di ricerca della salvezza, della liberazione dalle piccole e grandi schiavitù quotidiane, del rifiuto del potere per l’interesse personale.
È la Chiesa-lievito, capace di trasformare la Città in Comunità, al fuori degli slogan facili e d’effetto per la propaganda politica da quattro soldi, perché laddove c’è esclusione sociale interviene con l’accoglienza, il dialogo e laddove non ci sono servizi interviene con la condivisione e la ricerca di soluzioni creative. Sono interventi educativi, sociali, culturali adoperati nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali che non vengono pubblicizzati su facebook perché non devono soddisfare la vanità di nessuno ma rispondono ad una vocazione, ad un sogno e ad una speranza di costruzione di una società più solida e solidale.
È la Chiesa del grembiule, del panno grezzo, dell’odore di umanità, del volontariato nelle comunità, nelle caritas, nell’anonimato col vicino di casa, nel servizio educativo, nella condivisione di una parte degli utili d’impresa, nella presenza nei paesi dimenticati dell’Africa, come quella di Elena, che ha lasciato la comunità per sei mesi da dedicare a decine di bambini in Angola che sono talmente poveri da non avere neanche un abbraccio. E come lei ce ne sono migliaia a rappresentare questa nostra Chiesa “senza frontiere”.
È questa la Chiesa-Popolo che non vede chi è abituato a vedere e a giudicare la Chiesa-Istituzione, è questa la Chiesa capace di cambiare la città attraverso una pedagogia della testimonianza e del servizio che diventano pane azzimo, agnello, erbe amare, Parola, grembiule, sogno in un incontro fra ragazzi scout che, in una saletta della Comunità mangiano la cena ebraica per conoscere le radici della propria fede, per imparare a “fare del proprio meglio”, per “essere pronti” a “servire” gli altri.
Succede anche questo il giovedì santo nella nostra città e credo che valga la pena raccontarlo perché sono segni di speranza e perché un altro modo di vivere esiste e non siamo condannati ad essere ingranaggi di una società stupida e ingiusta ma abbiamo il “potere” di cambiare noi stessi e il mondo intorno a noi. Pasqua è anche questo. Auguri a tutti.

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