La città educativa

Il Blog di Luigi Maccaro

Cassino città sostenibile, un sogno avvelenato

Che fine ha fatto la Consulta sull'Ambiente? Facciamone un laboratorio per lo sviluppo sostenibile

Da un po' di tempo si va facendo strada una rinnovata coscienza collettiva sulla sostenibilità ambientale della nostra città, sulla qualità dell'aria che respiriamo, sulla necessità di sottrarre spazi all'urbanizzazione selvaggia per recuperarli alla vivibilità, soprattutto dei più piccoli. Finito il tempo delle grida nel deserto da parte delle associazioni ambientaliste, oggi, finalmente, c'è un'aggregazione trasversale che dimostra a pugni chiusi la volontà di garantire un ambiente più sano. Non vorrei sbagliarmi ma ho l'impressione che questa aggregazione sia composta soprattutto da famiglie giovani, con bambini, e per questo con la preoccupazione per il loro destino. La scoperta di discariche abusive velenosissime, l'incremento di malattie tumorali, i dati dell'Arpa Lazio sulle polveri sottili, e, come se non bastasse, la puntuale insensibilità per questi temi da parte dei governanti di centrodestra, stanno promuovendo indirettamente un movimento ambientalista con un interessante valore politico.

Ancora una volta viene sospesa l'isola pedonale, forse con l'obiettivo di danneggiare i commercianti del corso: quale famiglia preferirebbe fare shopping per le vie di un centro intasato di smog e di macchine quando i centri commerciali offrono ben altra vivibilità per le strenne natalizie? Oltretutto, in questi giorni, facendovi impacchettare il regalino dalle ragazze di Exodus, presso il Centro commerciale Panorama, contribuirete anche a sostenere il progetto "Casa delle Arti", la scuola di musica della comunità.

Con il cambio della guardia alla gestione delle strisce blu, si poteva approfittare per fare un passo in avanti sul progetto Pista ciclabile, invece, altra occasione persa. Insomma, se «con la Cultura non si mangia», con l'Ambiente, a maggior ragione, non si fanno affari e quindi, ognuno si piange i propri avvelenamenti. è facile piantare l'alberello in mezzo ai bambini delle scuole in occasione della giornata dell'albero, ma quei bambini bisogna avere il coraggio di guardarli negli occhi sapendo che non si sta facendo nient'altro che qualche spot pre-elettorale per offrirgli un futuro più sano, un ambiente più pulito, una prospettiva di vita meno avvelenata, una città meno inquinata, un'aria meno appestata.

Ricordo bene le battaglie fatte più di vent'anni fa per ottenere l'istituzione di una Consulta per l'Ambiente, il cui regolamento, ancora scaricabile dal sito del Comune, prevede che sia il Sindaco a convocarla, in via ordinaria, ogni quattro mesi. Me li immagino a lavorare, come dicono loro "pancia a terra" per una città sostenibile e, in attesa di poter vedere i risultati di questo lavoro, mi permetto di dare un consiglio, certamente sgradito ad orecchie "destre". 

La Consulta per l'ambiente e per la qualità della vita (questo il nome completo) potrebbe essere qualcosa di più che un luogo di mera consultazione. Potrebbe essere un vero e proprio laboratorio, dove, oltre a piangere i guai che ormai sono sotto gli occhi di tutti, si possano elaborare strategie condivise con i cittadini e le organizzazioni ambientaliste, oltre che con le altre Istituzioni che potrebbero aiutare a progettare un ambiente più sano, vedi l'Università. Un laboratorio dove sia possibile promuovere l'idea di una città come luogo di tutti e non solo di chi ritiene di aver vinto le elezioni, dove promuovere la conoscenza della città soprattutto dei giovani, anziché tenere sotto chiave i suoi luoghi più belli, un centro di diffusione di valori per uno sviluppo eco-compatibile attento all'ambiente e alla comunità che lo abita. Un quartier generale dal quale partire per accrescere la consapevolezza dei cittadini affinché diventino soggetti attivi di cambiamento e di sviluppo, un tavolo sul quale stipulare un patto tra generazioni nel quale ognuno si impegni a lasciare la città migliore di come l'ha trovata. Soprattutto è necessario sviluppare dei percorsi di progettazione partecipata di spazi educativi, aree verdi per il gioco e la socializzazione come il Parco Baden Powell, riqualificazione dal basso di aree verdi come la Villa comunale anziché progetti inutili e costosissimi. Insomma un luogo dove delineare un piano di sviluppo sostenibile, possibilmente a "volumi zero", senza più mostri come quelli che stanno crescendo dalle parti di piazza San Giovanni.

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