La città educativa

Il Blog di Luigi Maccaro

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Beni culturali chiusi e abbandonati, serve una mentalità non profit Featured

Cassino ha bisogno di un progetto culturale di ampio respiro a beneficio delle nuove generazioni

Quest'estate abbiamo ospitato nella foresteria della comunità ben oltre 300 persone tra pellegrini e scout venuti da ogni parte d'Italia per vivere esperienze di condivisione, di conoscenza della nostra esperienza, di volontariato. Per queste persone, al di fuori della comunità, l'unico sito visitabile era, ed è, l'abbazia di Montecassino. Historiale chiuso, Rocca Janula chiusa, zona archeologica chiusa, iniziative culturali, eventi nazionali, appuntamenti di rilievo, zero. Velo pietoso su Teatro (o forse bisogna dire sala polivalente?) Manzoni. Bando deserto per il Natale in piazza, salvato in extremis ma con budget da fichi secchi. Insomma, sulla cultura, smobilitazione completa. Provate ad andare sul sito del comune di Cassino e cercare la parola cultura: cliccando sul link "Portale turistico" si ottiene una pagina bianca. D'altra parte la costruzione di una città diseducativa vede proprio nell'annichilimento culturale un passaggio strategico fondamentale: più il popolo è "cojone" (cit. Trilussa) più è facile tenerlo a bada e orientarlo in campagna elettorale. Ognuno gratificato dai colori del suo smartphone, nessuno che racconti ai bambini storie di cavalieri dentro la Rocca né storie di gladiatori al Colosseo. «Con la cultura non si mangia» era il motto di Forza Italia al governo nazionale appena pochi anni fa. Oggi lo stesso partito è al governo della nostra città e gli effetti si vedono chiaramente.
Quanto è diseducativo tutto questo? Il patrimonio artistico e culturale che abbiamo avuto la fortuna di ricevere in eredità deve essere offerto alle nuove generazioni affinché possano utilizzarlo per educarsi al bello, all'arte, alla condivisione dei beni comuni, alla testimonianza della storia e, perché no, anche alle opportunità professionali che tutto questo patrimonio potrebbe offrire ai neolaureati della nostra Università.
Intanto si tracciano progetti fantasmagorici che dovrebbero appoggiarsi su capitali privati: una svendita del patrimonio, detta "valorizzazione", finalizzata a far fare più soldi a chi di soldi già ne ha abbastanza. Ma ci sarebbe un'altra possibilità: gestione privata, rigorosamente non profit, con un controllo pubblico. Una fantasia? Non credo, visto, ad esempio, che il Ministero dei Beni Culturali ha fatto un bando per la gestione di 13 gioielli del patrimonio artistico italiano, fra cui la "nostra" Certosa di Trisulti, riservato alle onlus! Ma l'Italia è piena di buoni esempi: la Cattedrale di Pisa con la Piazza dei Miracoli, sono gestite da una onlus: 100 persone assunte a tempo indeterminato e 3 milioni di visitatori l'anno. Insomma, questo è il tempo in cui bisogna inventare dei modelli nuovi, ibridi si vogliamo, dove amministratori intelligenti, non considerino i privati solo per i capitali che questi sono in grado di investire ma piuttosto per l'impegno, la passione, la creatività, la generosità, la dedizione che sono in grado di mettere in campo per il bene comune. Allora proviamo a farlo un bando per la gestione di un bene pubblico, artistico, culturale, ambientale, riservato ad una onlus, composta da giovani laureati dell'Università di Cassino, un bando magari scritto proprio a quattro mani insieme all'Ateneo. Proviamo ad inventare una Fondazione di Comunità (qualcuno ci aveva già provato) dove Comune, Università e Abbazia possano diventare un tridente forte, con una visione chiara e trasparente, capace di andare oltre le campagne elettorali. Proviamo ad avere come città un respiro un po' più profondo. Anche perché l'aridità culturale di un territorio, diventa immediatamente terreno fertile per disagio sociale, mafie di ogni tipo, diffusione di droghe e illegalità. Al contrario rendere fruibile dignitosamente il patrimonio culturale ed ambientale diventa una difesa immunitaria contro le organizzazioni criminali che sono sempre pronte ad allungare i propri tentacoli. Questa città ha bisogno di un Progetto Culturale che rispetti la sua identità e getti uno sguardo lungo, intravveda una prospettiva di sviluppo educativo, culturale, occupazionale ed economico. Un Progetto che abbia molti protagonisti, pubblici e privati, con una visione comune: dare compimento alla vocazione di una città che per la sua storia è al centro dell'Europa. è cultura, è educazione, è prevenzione.

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Luigi Maccaro

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