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Il Blog di Luigi Maccaro

Disoccupazione: il Terzo settore che cresce è una risposta concreta In evidenza

Difficile in questi giorni dire qualcosa di intelligente di fronte al dramma dei ragazzi che hanno visto sfumare la speranza di un posto di lavoro stabile in FCA. Difficile anche sottrarsi alla critica della classe politica che governa questo territorio e che non è mai stata in grado di costruire un'alternative efficace. Costruire posti di lavoro è roba per gente abituata a lavorare e i politici non appartengono certo a questa categoria, presi come sono dalla necessità di conservare le poltrone tanto agognate. Ora si stracciano le vesti per i contratti non rinnovati, guadagnando qualche titolo di giornale ma poi torneranno al caldo dei loro privilegi senza essere capaci né di prevedere gli eventi, né di prospettare nuovi orizzonti di sviluppo economico.
Nel frattempo e tra la disattenzione dei più, c'è un settore che cresce, che negli ultimi dieci anni ha aumentato gli occupati del 39,4% mentre il numero delle organizzazioni è cresciuto del 28% (dati ISTAT). Cooperative sociali, fondazioni, associazioni di promozione sociale, organizzazioni inventate dal basso, da cittadini, soprattutto giovani, che hanno deciso di scommettere su sé stessi, a cui il profitto non interessa e per cui tutti i ricavi delle attività devono essere reinvestiti, soprattutto in risorse umane. è il Terzo Settore. Un esempio? Nel 2000 quando sono diventato responsabile della comunità eravamo in 5, oggi siamo in 29 ad avere un rapporto di lavoro con Exodus, nelle sue varie articolazioni. Aumentare di 6 volte gli occupati è cosa possibile solo per chi sceglie la strada non profit, per chi sa che il valore costruito va redistribuito in un meccanismo di crescita e di responsabilità sociale. Non per tutti è così, c'è anche chi sfrutta il sistema delle cooperative sociali per arricchirsi personalmente, per non pagare tasse, per passare dai jeans all'alta sartoria e alle macchine da 70 mila euro. Ma questa è un'altra storia…
Per fortuna tra i giovani, soprattutto quelli che escono dall'università, si fa strada una nuova consapevolezza che guarda al Terzo settore come nuovo modello d'impresa, capace di produrre senso, significati, coesione sociale e valore economico. Un modello per il futuro e una possibilità per uscire dalla crisi nella quale ci siamo avvitati, un motore di sviluppo da prendere ad esempio sia per le imprese tradizionali che per la pubblica amministrazione. Non solo. Il Terzo settore ha la capacità di incontrare il Pubblico e le Imprese contagiando positivamente i vecchi modelli e portandoli fuori dai vecchi recinti autoreferenziali, di proporre strade nuove a patto che si sia uniti dal desiderio di generare un cambiamento reale.
Per passare dalla teoria ai fatti: affidare un bene pubblico (es. la Villa comunale di Cassino) ad un commerciante vecchio stampo significa ingrassare i profitti di un singolo. Confezionare il bando affinché possa vincere una cooperativa di giovani under 35 capaci di mettere in campo creatività, condivisione, spirito d'impresa, coinvolgimento di soggetti deboli, significa accendere un motore di sviluppo che può creare valore per tutta la città. Certo è che spiegare queste cose ad amministratori che affidano lavori alle cooperative sociali senza fare gli impegni di spesa è cosa assai ardua: per questi il terzo settore è un mondo da sfruttare e i soggetti deboli sono un ottimo corredo per le fotografie sui giornali. Anche questa è un'altra storia ma non è diversa da quella di prima.
D'altra parte il grande investimento fatto dal Governo sulla riforma del Terzo settore la dice lunga sull'evidenza che lo sviluppo del Paese (e del nostro territorio) non possa prescindere dal ruolo che il sistema non profit riveste nella società reale. Un ruolo e un compito che si sostanziano soprattutto nella capacità di rigenerare la comunità attraverso la costruzione di luoghi dove il bene primario diventano le relazioni ed i processi fondamentali sono quelli di inclusione sociale ed economica. Il vecchio binomio pubblico/privato deve diventare un trinomio: pubblico/privato/civile. Ecco perché il nuovo ordinamento del Terzo settore rappresenta una rivoluzione che mostrerà i suoi effetti a beneficio di tutta la società, nella misura in cui il pubblico e le imprese sapranno lasciarsi contagiare dalle buone pratiche di cui il nostro Paese è già ricco, purtroppo soprattutto al nord.
Può essere Exodus un incubatore di nuove imprese sociali? Perché no, i trent'anni di esperienza li mettiamo ben volentieri a disposizione di giovani che vogliano conoscere la normativa di settore, i meccanismi di funzionamento, di rapporto con gli enti, di gestione del personale, di innovazione sociale. Potrebbero nascere nuove cooperative e competere con quelle vecchie sulla qualità dei servizi. Il Terzo settore è una grande opportunità ed una sfida da cogliere: "Ragazzi, venire a vedere come funziona e provate a fare di meglio".

Letto 517 volte Ultima modifica il Lunedì, 06 Novembre 2017 18:20

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