La città educativa

Il Blog di Luigi Maccaro

Ricostruire la città partendo dalle periferie In evidenza

Anziché al restyling di piazza Labriola bisognerebbe pensare seriamente alla riqualificazione delle periferie

Mentre al Comune si cercano 3 milioni di euro per abbellire piazza Labriola, in tutta Europa si mette la testa sui centri del futuro prossimo, ovvero sulle periferie. Quei territori cementificati spesso malamente perché ogni attenzione è sempre riservata alle vie dello struscio e ai negozi più chic. Quelle zone di confine dove il vuoto culturale viene riempito dalle illegalità e dagli spacci di ogni genere, dove le solitudini si trasformano in percorsi di disumanizzazione e l'esclusione sociale diventa un destino ineluttabile. I fondatori del mio gruppo scout, alla fine degli anni '70 scelsero coraggiosamente, profeticamente direi, di staccarsi dal centro per andare ad aprire un nuovo Gruppo al quartiere Colosseo ed io sono cresciuto insieme a tanti ragazzi di quel quartiere, "Fossa" inclusa, anche se poi, qualcuno di quei ragazzi, me lo sono ritrovato in comunità. Sono passati quarant'anni e troppe cose sono rimaste tali e quali in quelle periferie urbane, sociali, esistenziali.
L'urbanistica è una scienza umana, si occupa del destino delle persone e andrebbe affidata ai sociologi, agli educatori, agli antropologi, agli esperti di politiche sociali, altro che agli architetti! A causa di decenni di scelte sbagliate che hanno sempre privilegiato il centro, destinando alle periferie i gruppi meno abbienti, più svantaggiati, senza promuovere il benessere culturale e sociale in quelle zone, oggi ci ritroviamo con una città spezzata in due. Da un lato il centro ricco, evoluto, costoso e godereccio, dall'altro le periferie, zone dormitorio sostanzialmente abbandonate a sé stesse, dalle quali partono quotidianamente tutti per venire a vivere il centro.
Eppure una volta bisognerebbe farla una riunione di Giunta in uno dei sottoscala dei palazzoni Ater dove nei primi anni '90 andavamo a fare lezioni di catechismo prima che venisse costruita la Chiesa di San Bartolomeo, così, giusto per non perdere di vista alcuni "cuori" pulsanti della nostra città, quelli che in genere, tra l'altro, determinano pure i risultati elettorali! Battuti porta a porta in campagna elettorale e poi dimenticati fino alla prossima tornata.
Ma non ne voglio fare un discorso di solidarietà, né credo che si debbano moltiplicare gli sforzi per rifare le facciate di qualche palazzo. Penso che 3 milioni di euro, magari insieme ad altri 3 investiti dai privati, potrebbero essere meglio spesi in un progetto di riqualificazione di quei quartieri, di riequilibrio fra le zone della città, di rilancio sociale, culturale, economico, educativo, di housing sociale, di ricostruzione della comunità cittadina proprio ripartendo dalle periferie. Ecco, dobbiamo proprio ripartire dalle periferie per ricostruire la città. La periferia è una chiave di lettura privilegiata del nostro tempo. Papa Francesco, che è stato "preso alla fine del mondo", che è uno che se ne intende, dice che questo è il "tempo delle periferie". D'altra parte anche San Benedetto avrebbe potuto scegliere Roma per fondare il monachesimo occidentale, invece scelse una periferia, per nostra fortuna, "Quel monte a cui Cassino è ne la costa".
Parliamoci chiaro: se continuiamo a ghettizzare come abbiamo sempre fatto, non ci salveremo dalla catastrofe sociale che ci aspetta nei prossimi decenni, perché questi ghetti sono destinati ad esplodere come sta già accadendo in tutta Europa. La periferia è un concetto sbagliato che va superato in favore di una integrazione, di una diffusione del centro, di una convivenza nuova e solidale capace di rimuovere le etichette, di supportare anche "dal basso" alcune situazioni problematiche, proprio perché diffuse e non concentrate come sta avvenendo per gli immigrati che, in tal modo, continuano ad essere popolo a parte. D'altra parte, se pensiamo che integrarli significa farli lavorare gratis come forma di riconoscenza verso chi li ospita, siamo sempre sulla stessa strada, quella di chi si sente "centro" e mal sopporta la "periferia". Aggiungo il mio solito esempio banale: non si potrebbe spostare il mercato del sabato a San Bartolomeo per decongestionare il centro e dare a quel quartiere un impulso allo sviluppo economico? Nascerebbero nuovi servizi e nuovi posti di lavoro. Qualche commerciante del centro protesterà, pazienza, ce ne faremo una ragione!

Letto 435 volte Ultima modifica il Mercoledì, 18 Ottobre 2017 20:24

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