La città educativa

Il Blog di Luigi Maccaro

Giovani e droga: le responsabilità della politica In evidenza

La richiesta di un Consiglio comunale ad hoc sulla lotta alla droga da parte di Danilo Picano, non può lasciarci indifferenti. Magari siamo di fronte ai primi passi di una presa di coscienza da parte delle istituzioni che è tornato il tempo di alzare la guardia sull'argomento. D'altra parte forse ci si rende conto che nessuna azione di prevenzione può avere successo se non fa parte di una strategia che coinvolge tutti i settori della comunità cittadina. Scuole, famiglie, associazioni, movimenti, sindacati, imprese, chiesa locale, forze dell'ordine: se tutti avremo la capacità di mettere al centro dell'agenda politica il benessere dei nostri ragazzi, e quindi il futuro della nostra città, allora forse avremo una qualche speranza di "lasciare il mondo un po' migliore di come l'abbiamo trovato".

Ma questo significa rimboccarsi le maniche e cacciare la testa da sotto la sabbia. Smetterla di dare il patrocinio alla festa della birra e concentrarsi su cose più educative. Mettersi subito in moto per sottrarre spazi agli spacciatori occupando permanentemente le piazze con sport, musica, volontariato, cultura, ambiente, aggregazione sociale. Avere il coraggio di spostare risorse, promuovere l'iniziativa privata, affidare gli spazi verdi, rendere la vita difficile ai venditori di fumo (bar e sale slot).

Da vent'anni chiediamo al Comune che si faccia carico di aprire un centro di aggregazione giovanile (ce ne vorrebbe uno in ogni quartiere), come è possibile che si trovano centinaia di migliaia di euro per pagare qualunque cosa e non si trovano ventimila euro per pagare un paio di educatori di strada? Ci sono tanti spazi (case cantoniere, ex Onmi, villa comunale, parco Baden Powell, Colonia solare, Teatro Manzoni, scuole ed ex scuole, impianti sportivi e l'elenco sarebbe ancora lungo) che sono abbandonati oppure assegnati ad imprese che devono fare profitto. Potrebbero essere utilizzati da associazioni e cooperative capaci di promuovere aggregazione sociale e percorsi di reinserimento lavorativo (per prevenire la recidiva). Come si fa ad assegnare la gestione di un campo sportivo e poi non chiedere in cambio un monte ore di promozione sportiva fra i giovani? Come si fa ad assegnare un Teatro senza chiedere in cambio un'attività gratuita di educazione alle arti espressive, che, oltretutto, significa creare nuovo pubblico per gli spettacoli?

La politica non è all'altezza di queste cose. Gli amministratori hanno altre priorità: i debiti, la prossima campagna elettorale, i giochi di potere tra partiti, le correnti. Dei giovani di questa città, inclusi i diecimila studenti universitari, non frega niente a nessuno. Abbiamo la stupida convinzione che ai nostri figli non succederà mai quello che è successo ad Alatri ad Emanuele Morganti. Invece oggi i nostri figli sono fragili e basta un soffio di vento per fargli cambiare direzione. L'ho già detto: chi si assume la responsabilità di fare l'amministratore, dovrebbe rimettere in ordine le priorità, guardare in faccia le migliaia di ragazzi che ogni mattina entrano a scuola e che ogni sera campeggiano nelle piazze o sui muretti dei quartieri e domandarsi che cosa offre questa città al loro futuro. Niente.

Non so se si avrà il coraggio di convocare un consiglio comunale straordinario sul tema delle droghe, dei giovani, dei loro bisogni e del nostro ruolo di adulti-educatori. Non se se servirà a qualcosa. So che quando l'Osservatorio sul disagio che abbiamo costituito insieme all'Università, alla ASL e al Comune ha organizzato un corso di formazione per insegnanti di 50 ore sul disagio giovanile, si sono iscritti in 320! Ma l'Amministrazione comunale ci ha snobbati. So che ormai al nostro centro di ascolto si rivolgono quasi solo ragazzi di 17-18 anni. So che molti di loro cominciano a fare uso di alcol e droghe a 12 anni. So che l'altro giorno al Mennea Day (evento sportivo!) mi è toccato intervenire con dei ragazzi che fumavano hashish sotto gli occhi imbarazzati di qualche professore.

So che qualche amministratore intelligente potrebbe disobbedire agli ordini di scuderia, liberarsi dalle appartenenze ideologiche, convocare un Tavolo di lavoro con tutti gli attori sociali interessati, pubblici e privati, e dare vita a quello che potrebbe chiamarsi Piano locale di lotta alla droga. Saremmo tutti in prima linea al suo fianco e con le maniche rimboccate.
Ho sognato per un momento, torno alla realtà e so che questo è impossibile e che i piccoli risultati che si possono ottenere sono quelli che partono dal basso, dai cittadini che si organizzano da soli. L'educazione dei giovani è cosa per gente di poco conto. I potenti hanno altro a cui pensare.

 

Ogni sabato mattina sul quotidiano L'inchiesta, la rubrica "La città educativa"

Letto 1007 volte Ultima modifica il Martedì, 10 Ottobre 2017 06:09

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